Un’esperienza di puro paesaggio

Per una sera ho visitato il mondo in cui avrei sempre voluto essere.
Quando le strade sono silenziose e guardando dall’alto una lunga via, la vedo vuota.
I dischi di luce dei lampioni e la luce fissa di quattro semafori senza che una sola macchina attraversi l’incrocio.
Per un lungo momento ho vissuto il mio mondo.
Un mondo senza l’uomo.

Alcune fantasie muoiono col tempo, altre invece si evolvono e soltanto alcune trovano compimento.
E’ una fortuna se accade, perché a volte non durano che un momento.
Le serrande abbassate, il viale deserto, il suono dei miei stessi passi. So che non durerà, è solo un tempo sospeso, come un intervallo tra due momenti di follia. Un personale remoto futuro, che mai avrei sperato di incontrare.
Non odio affatto l’umanità, amo soltanto la sua assenza.
Amo la mancanza.

Tutto questo spazio vuoto non avrebbe valore se non ci fosse la fantasia a sostenerlo.
Non ho percorso le strade del mio paese alle due di notte di un lunedì, ma poco dopo le venti. E so che i telegiornali stavano parlano di contagio, di covid-19, di nuovi casi e paesi chiusi, in ogni singola abitazione, dietro ogni finestra con le luci accese.
Ma fuori non c’era nessuno.
E un cane ha abbaiato distante.

È un paesaggio puro.
Puro e semplice. Come quando l’umanità si ritira e lascia lo spazio a sé stesso. Ecco perché lo adoro, perché lo sento due volte più paesaggio, una volta di più che il picco di una montagna.
Dipende dall’intensità: sulla cresta di una montagna ci si aspetta il silenzio, la solitudine, e in genere si trovano entrambe. Lo si desidera in partenza.
Ma in una cittadina di pianura, con migliaia di abitanti, rumore e caos sono consueti, intessuti nell’esistere. Quando la desolazione di una montagna penetra nelle sue strade, quando dilaga quella quiete, allora non c’è più l’abitudine di un luogo, vi sono solo le sue forme, senza una distrazione che le copra.
Svelate.
Come un velo tolto su di una piazza di De Chirico.

Poi un giorno torneranno quelle regole che mi paiono folli. Completamente folli. Ma farò ancora finta che abbiano un senso.
Per ora ho camminato lento, ho respirato la notte.
E ringrazio che mi sia stato dato un accesso.

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