Una doppia conferma

articolo_su_razzismo_e_disuguaglianza_economica-Paolo_Buffa

a ciò che ho scritto nel precedente articolo [Incredibile ma le disuguaglianze economiche generano intolleranza] mi viene da quest’altro: Odio bianco – due storie, di Daniela Gross su Doppiozero.
Ovvero:

  1. Le disuguaglianze economiche madornali generano intolleranza.
  2. Un razzista vero non è un essere inferiore (e direi neanche superiore) ma una persona perturbata da idee sballate.

Per il punto 1 riporto in ordine logico alcune frasi presenti nell’articolo di Daniela:

In un’America sempre più ineguale, dove regioni intere affogano nella povertà e le proiezioni dicono che fra una generazione i bianchi non saranno più maggioranza […]

accade come conseguenza:

Secondo il collaudato meccanismo del capro espiatorio, è colpa degli “usurpatori”, se i bianchi sono spossessati del lavoro, delle prospettive, dello stile di vita, del ruolo sociale e culturale cui hanno diritto.

E quindi:

La strage matura proprio in questo nulla, nella miseria di un sobborgo in South Carolina, dove i giorni sono tutti uguali e il futuro è un lusso. 

L’autrice si riferisce alla strage compiuta da Dylann Roof, il killer di Charleston.

Il massacro di Charleston è stata una sparatoria di massa avvenuta il 17 giugno 2015 presso la Emanuel African Methodist Episcopal Church, una chiesa gospel di Charleston, nella Carolina del Sud, nel quale Dylann Roof, di 21 anni, aprì il fuoco all’interno della chiesa, causando la morte di 9 persone e il ferimento di una. Dopo essere stato catturato, Roof dichiarò agli inquirenti che era sua intenzione scatenare una guerra razziale. [1][2][3]

Da Wikipedia

Un contesto non molto diverso dalle descrizioni di certi quartieri e zone italiane, povere e degradate, dove la malavita riesce a pescare da sempre nuovi giovani adepti.
Io non riesco proprio ad abituarmi all’idea che nazioni ricche, in termini del tanto istericamente strombazzato PIL, abbiano al loro interno questi angoli di miseria oscura.
Me ne sbatto le uova che la miseria e la povertà l’uomo le ha sempre viste in faccia, da qualche parte. Miseria e povertà oggi esistono solo perché le si vuole far esistere: da una parte da chi detiene tutta la ricchezza, dall’altra da chi giustifica il meccanismo che le genera. Ovvero, nel secondo caso, l’opinione pubblica.
Sono idee, soltanto mutabilissime idee.
Basterebbe non avere più il cervello imbrattato di giustificazioni alla disuguaglianza più tremenda per curare qualsiasi povertà nel mondo.
E le idee possono cambiare, cambiando il corso di una storia. O dell’intera Storia.

Come succede a Dereck Black.

Con un cognome simile è una parodia del destino dichiararsi suprematista bianco.
Il padre di Dereck è Don Black, fondatore di Stormfront.org, una community che si presenta da sé attraverso il suo logo:

attualmente stormfront.org risulta irraggiungibile dall’Italia anche se dal 29 settembre 2017 è tornato ufficialmente ad essere on-line.

Dereck Black è l’erede designato. A 19 anni ha già debuttato in politica, aperto su Stormfront la prima community suprematista per bambini, lanciato una radio web e un talk show di successo.

Da Odio bianco, su Doppiozero del 6 gennaio 2019

Però, quando va al New College of Florida, oltre a canalizzare su di se l’avversione degli altri studenti quando vengono a scoprire la sua identità completa, conosce e frequenta anche due ragazzi ebrei: Matthew e Moshe.
Mentre l’atteggiamento generale sembra quello di opporre un muro a Dereck (da ciò che si evince dall’articolo), Mattew e Moshe riescono invece ad instaurare con lui una relazione e lo invitano con successo, ogni venerdì, alla cena dello Shabbat .

Discutendo di volta in volta di tutto, compresi gli stessi pregiudizi di razza, col tempo, le idee di Derek mutano.

Tanto da rinnegare in ultimo tutto ciò che gli era stato precedentemente insegnato prima del suo arrivo al college.

La storia di questo cambiamento è narrata da Eli Saslow nel libro “Rising out of hatred”.

Io non penso che nessuno abbia chirurgicamente asportato o aggiunto nulla nel cranio di questo Dereck mentre dormiva, e nemmeno che gli abbiano somministrato a sua insaputa qualche droga da stupro nel bicchiere.
Oltremodo non traspare come un imbecille che è stato reso meno imbecille dalla frequentazione di un college. Al contrario sembra un ragazzo con intelligenza sopra la media i cui pensieri erano stati sempre alimentati con il cibo proveniente dallo stesso campo.
Cambiando area,
cambiando ambiente,
il cibo non è stato più lo stesso e per sopravvivere la sua dieta mentale è mutata, quindi anche le idee.
Le idee possono trasmutare. Fluendo, scontrandosi e amalgamandosi con altre idee.

L’ambiente che deve essere cambiato ovunque è ovviamente la condizione di disuguaglianza estrema.
Rendendo miserabili le condizioni di vita dell’uomo si rendono brutali le sue idee e per conseguenza i suoi atti.
Ciò che è auspicabile non è un’estrema ricchezza per tutti i miliardi di individui sulla Terra, visto che le risorse della Terra non lo permettono, ma che l’estrema ricchezza concentrata nelle tasche di pochi venga ridistribuita nei piatti di ognuno.
Non è comunismo sovietico, cinese o cubano. Non si tratta di piallare i ricchi e avere tutti lo stesso reddito deciso da chissà quale entità. Si tratta di avere ricchi meno disuguali dai non ricchi, un sistema di welfare su scala globale.
Insomma la politica che torni a controllare l’economia.

Folle, impossibile, utopistico, irrealizzabile, stupido, ecc. [?]

Qualsiasi rivoluzione è nata da nuove idee.

Siamo nell’era del pensare l’impossibile, no? Del think different, del siate folli.
Tutti ad applaudire quando lo diceva Steve Jobs per vendere i suoi Mac ma quando c’è da salvare vite umane dalla miseria più fottuta pensare differente sembra uno sforzo che fa venire l’ernia al cervello solo a dedicarci un minuto.
Eppure si tratta semplicemente di modellare una singola idea:

debellare la povertà di molti a scapito della ricchezza sconfinata di pochissimi.
Punto.

I ricchi esisteranno sempre e non c’è nulla di strano, né di sbagliato in questo, ma non oltre una certa aggregazione di capitali. Dopo tale soglia la politica economica deve intervenire con accordi a livello mondiale ed evitare le concentrazioni eccessive.

[le parole in corsivo sono termini generici. Dargli parametri precisi è sempre un compito successivo. Quello primario è interiorizzare la formula.]

Attualmente il sistema economico che garantisce la creazione di disuguaglianze economiche estreme è il neoliberismo.
Da esso quindi si originano i mali da curare: sfruttamento umano ed ambientale, razzismo, guerre, erosione della democrazia, decadimento della cultura.
Eccetera.

Pretendiamo di attaccarLo senza disperdere inutilmente le energie nel contenimento delle conseguenze.
Parliamo di razzismo dopo che le estreme differenze economiche a livello globale saranno state alleviate. Parliamo della necessità delle emigrazioni di massa dopo.
Parliamo di crisi ambientale quando l’obsolescenza programmata sarà stata estirpata dalla produzione industriale.
E vediamo se il problema comune non era in quella macchina tumorale neoliberista.

Le idee radicali possono mutare.
Come per Dereck Black. Per migliaia o milioni di Dereck Black.
Raggirati, instupiditi e sfruttati da ciò che veniva loro raccontato. Magari da una televisione accesa, da una radio sintonizzata sempre sullo stesso canale e dalla medesima carta straccia di giornale sfogliata ogni giorno.
Ci si può nutrire altrove e lo si deve fare. Vagliando le fonti, setacciando le notizie e confrontandole su fronti opposti, leggendo libri scomodi di persone competenti che hanno dedicato la loro vita a denunciare malfunzionamenti di politica, economia e mezzi d’informazione come Noam Chomsky.
Lo può fare chiunque e lo deve fare chiunque perché chiunque ha il diritto di votare in una democrazia e quindi chiunque ha una responsabilità rispetto a chi gli vive accanto. Nella stessa casa, nello stesso paese, nella stessa nazione e nello stesso globo terracqueo.

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