2 pensieri su “Perché mi dovrei fidare”

  1. Paolo dice:

    Nella semplicità si nasconde il senso della vita. Il vuoto, lo spazio, il silenzio, la bellezza dell’arte e della natura ci forniscono strumenti e intuizioni sufficienti per capire chi siamo e per renderci consapevoli della nostra limitatezza. Io come te, ritengo che la coerenza sia una guida sicura lungo questo cammino. Ritengo che il dialogo, il confronto e l’umiltà ci permettono come uomini di costruire legami empatici con chi ci si accosta. Oggi è difficile incontrare le persone, guardarle negli occhi per leggere in essi le sfumature degli atteggiamenti, ciò che le parole dicono omettendo. Negli sguardi si cela una parte dell’anima, una comunicazione potente. Più si popola il pianeta, più si sviluppano le tecnologie e più cresce la solitudine, l’isolamento, la cecità. Gli sguardi si allontanano, la felicità si dissolve nel materialismo. Di questo ne soffro. Il caos creato dalla comunicazione dei media, dai luoghi comuni, dal liberismo economico e dal crollo dei valori essenziali che regolano i rapporti umani, mi disarma. Allora penso alla bellezza dell’arte e della natura stremata dall’egoismo economico e dall’incoscienza individuale e collettiva, penso al silenzio ormai raro, alla brevità suadente della vita che così tante emozioni concentra in essa, sapendo che da queste è bene liberarsi per essere davvero liberi e consapevoli. Circondati dalla follia dell’apparenza e della superficialità, ingannatrici come Apate, non è facile mantenere la lucidità. Grazie per avermi stimolato a vivere quest’attimo, viviamo di essi.

    1. PBoutd00r dice:

      Ciao Paolo, molto di quello che scrivi lo condivido e lo apprezzo pienamente, a partire da dove tu termini: la bellezza dell’arte e della natura, passando per la bellezza di certi rapporti umani. Non è solo bellezza per me, è anche verità e forza, allo stato puro. Da questi elementi vado certo si possa stillare la cura per tutto ciò che attualmente (forse da sempre) ammala.
      Non so tu ma io spero ardentemente di poter essere artefice, e spettatore al contempo, di una società basata sul valore del tempo individuale, del saper affrontare la morte e quindi concepire la vita come una cooperazione e non necessariamente come una competizione.
      Non so se vivrò abbastanza per vedere una simile evoluzione, mi basta capirne il significato e tentare di operare, con i mezzi che dispongo, in tal senso.
      Grazie di aver condiviso la tua opinione, spero di risentirti in futuro.

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