Medio Trek:: Monte Sodadura da Moggio

Monte_Sodadura_da_Moggio
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Considerazioni:: percorso ad anello senza particolari difficoltà se non un certo orientamento nella prima parte, seguendo un sentiero non sempre ben segnato. La salita al Monte Sodadura non è affatto complessa ma nel percorso di andata qui proposto vi è un passaggio da affrontare con la dovuta attenzione in presenza di neve o ghiaccio. Alla base della cima si attraversano luoghi cosparsi di punti d’appoggio aperti tutto l’anno, ideale quindi anche per giornate di brutto tempo, in tal caso salendo però dalla traccia descritta qui come discesa.

Infografica-Moggio-Piani_d_Artavaggio-Sodadura-distanza-dislivello

Si lascia la macchina al parcheggio di Moggio

percorso_ben_segnalatoAcqua lungo il cammino

in località Torrente, cioè uno spiazzo sterrato lungo la strada che porta al Culmine di San Pietro, sulla sinistra, appena superata la stazione con l’impianto di risalita verso i Piani D’Artavaggio.
Da qui il percorso parte costeggiando il torrente Valle del Faggio e sale come sentiero, diventa per un breve tratto strada cementata e torna definitivamente sentiero.
Le indicazioni da seguire sono sempre per i Piani D’Artavaggio su segnavia 724.
Ci si inoltra in una faggeta con il torrente che scorre alla propria destra. Dopo una serie di tornanti in salita ci si trova di fronte ad un bivio. Fino agli inizi del 2017 sicuramente non vi erano indicazioni del Cai ma ora le hanno messe: a sinistra si sale per il percorso classico, il 724-C, o sentiero del Vallone, mentre a destra ci si immette sul 726 che riporta dei tempi di percorrenza per i Piani praticamente identici all’altro.
Si prende quindi il 726.

Il sentiero 726 “Cà Rovellasca”

percorso_ben_segnalatoPercorso che richiede doti di orientamentoRifugio-bivacco lungo il cammino

è una traccia marchiata con i classici colori rosso-bianco Cai più quelli che la identificavano in precedenza: due pallini arancioni e una linea gialla nel mezzo, praticamente una figura fallica stilizzata.
Dal bivio il sentiero sale con stretti e continui tornanti semi-sommerso dal fogliame. Non è propriamente un’autostrada ma si riesce sempre ad intuirne l’andamento.
Dopo la ripida salita si giunge ad un breve tratto pianeggiante, poi un ulteriore strappo e quindi ci si ritrova di fronte al secondo bivio della giornata: un percorso a sinistra in salita, e su cui si distingue un marcatore bianco-rosso verniciato su di una roccia, e l’altro in leggera discesa, segnalato anch’esso.
Personalmente avevo provato a seguire quello di sinistra in un’altra escursione in zona ma in breve la traccia si era dispersa nel bosco, allora come adesso ho quindi seguito quella di destra.
Da qui in poi il percorso diventa molto meno intuitivo che in precedenza.
Già da subito infatti il sentiero sparisce per circa cento o duecento metri cancellato dalla vegetazione. Si traversa una pendenza parecchio scivolosa procedendo comunque in linea retta, senza alzarsi di quota, e si recupera velocemente la traccia con un nuovo segnale Cai insieme ai vecchi bolli.
Avanzando ora con più sicurezza ci si trova al cospetto di un doppio cartello Cai ad indicare Piani di Artavaggio (Cà Rovellasca), da una parte, e Moggio, località Torrente, dall’altra. Attenzione che i cartelli non sono ben fissati all’arbusto su cui sono posti ed è facile trovarli ruotati in direzioni sballate. La via da seguire è quella ben impressa a terra a destra dei cartelli.
Tenendo sempre il torrente a sinistra e rimanendo alla base delle pareti circostanti, si giunge quindi ad un largo spiazzo dentro il quale il corso d’acqua serpeggia in piano verso il fondo.
In questo punto ci si deve fermare, proprio all’imbocco della spianata, e guardarsi intorno.
NON bisogna proseguire dritti e seguire il torrente.
I segnali Cai ci sono, dipinti sul tronco di qualche albero, basta divertirsi a cercarli.
Una volta trovati si sale con decisione confortati nuovamente dalla doppia segnaletica, quella vecchia e quella nuova. A terra il percorso non è perfettamente chiaro ma alzando la testa è facile identificare l’itinerario ed almeno i segnali bianco-rossi.
Finalmente il sentiero sfocia, in alto, ai Piani D’Artavaggio, al cospetto di un laghetto artificiale rotondo e sullo sfondo la mole piramidale del Sodadura.

Dai Piani D’Artavaggio

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalatoPercorso che richiede doti di orientamento

si punta dritti alla propria meta.
Vi sono numerosi punti d’appoggio in caso di necessità, come il rifugio Sassi Castelli per una pausa o la chiesa Madre Santissima Madre Della Chiesa per una benedizione.
Oltre quest’ultima si trova l’indicazione per il Monte Sodadura e il rifugio Gherardi.
All’andata NON bisogna quindi seguire lo sterrato, a sinistra della chiesa, che conduce verso i rifugi Nicola e Cazzaniga Merlini. Tale percorso lo si effettua al ritorno.
Il sentiero parte abbastanza pianeggiante per poi inerpicarsi sulla spalla sud-ovest del monte, con una deviazione non evidentissima dal tracciato principale.
In ogni caso l’attacco per la salita alla cima può anche essere scelto liberamente, contando che alla base la dorsale è ampia e soltanto erbosa.
Ascendendo però la stessa dorsale diviene una cresta sempre più stretta, senza diventare mai veramente esposta. Poco sotto la cima una linea traversa di rocce costringe ad attraversare uno stretto canalino che offre facili appigli e gradini naturali ma che se ghiacciato può risultare infido. In ogni caso è comunque un tratto di pochi metri e con due mosse accorte si è fuori.
Da qui alla cima è un attimo, con le ultime roccette che non richiedono più l’uso delle mani, almeno senza neve.

Dalla cima del Sodadura

Percorso che richiede doti di orientamentoRifugio-bivacco lungo il camminopercorso_ben_segnalatoAcqua lungo il cammino

si può tornare ad anello per il versante opposto di salita, scendendo su sentiero, puntando alle due costruzioni dei rifugi Nicola e Cazzaniga Merlini (facilmente riconoscibili e vicini tra loro: il primo con un tetto piramidale argentato, il secondo con le pareti color salmone ).
La discesa è semplice ma ripida. Qualche roccia affiorante può richiedere l’aiuto delle mani e sicuramente c’è da prestare un’attenzione doppia in caso di innevamento e ghiaccio, oltre che tirare fuori i ramponi dallo zaino.
Giunti alla base della montagna si raggiungono facilmente su sentiero ben segnato, e comunque a vista in caso di neve immacolata, i due rifugi citati sopra. Il Nicola risulta aperto tutto l’anno mentre il Cazzaniga Merlini è aperto tutti i giorni da metà Giugno a metà Settembre, per gli altri giorni e fine settimana dell’anno meglio informarsi.
Per raggiungere nuovamente i Piani D’Artavaggio si può seguire lo sterrato oppure tagliare facilmente per prati.

L’ultimo tratto di percorso per tornare al parcheggio di Moggio

percorso_ben_segnalato

è seguendo il sentiero 724, quello che non si era imboccato all’andata e che quindi porta al bivio col sentiero 726.
Per trovarlo, una volta ai Piani D’Artavaggio bisogna ripercorrerli a ritroso mantenendosi sul lato destro del loro perimetro e puntare al rifugio Sassi Castelli. Sotto di esso sorge una cappelletta e prima di giungervi bisogna voltare a destra seguendo il tapis-roulant che funge da elementare impianto di risalita invernale. Al termine di questo i cartelli segnavia del Cai indicano la direzione per Moggio.
Dopo aver raggiunto il bivio dell’andata, la via da seguire per il parcheggio è quella indicata come località Torrente. Se non ci si ricorda dove svoltare a sinistra, rispetto il sentiero-sterrato che altrimenti porta direttamente al paese di Moggio, un’altro cartello Cai lo segnala.

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