Mangiare povero [integrazione alimentare parte 1]

Cibo_impoverito_sostanze_nutritive

Se dovessimo essere riprogettati a tavolino oggi, dalla mano del grande Dio della nutrizione, credo che gli umani sarebbero erbivori.

Non un pò erbivori ma veramente tanto erbivori. Concorrenti diretti delle pecore ad esempio, oltre a tutti gli altri motivi che già ci accomunano.
Secondo alcuni studi e ricerche sull’argomento (tra tutte, quelle dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità), al giorno, sono consigliate cinque porzioni di frutta e verdura, divise in due porzioni di verdura e tre di frutta. Per intendersi su quanto sia una porzione spesso viene consigliato di valutare ad occhio, come riporta il sito della fondazione veronesi: una porzione di frutta equivale ad un frutto intero (mela, pera, arancia) o due, tre più piccoli (albicocche susine).
Però, visto che il totale, come quantità minima di roba verde da mangiare, è stimato intorno ai 400 grammi giornalieri, direi che basta prendere il bilancino e usarlo.
Quattrocento grammi al giorno non sono una mattonata.
A meno di non odiare frutta e verdura per motivi familiari, personali, estetici, o altro, quattrocento al giorno si riescono a ingurgitare. Male che vada uno ne butta giù trecento o duecentocinquanta grammi. Non sarà abbastanza ma meglio che una ciambella con la glassa, in termini nutrizionali.
Ecco, però potrebbe non bastare.

frutta_verdura_5_porzioni_al_giorno

Secondo uno studio dell’ Imperial College di Londra 400 grammi vanno bene per i dilettanti. La dose consigliata dovrebbe essere il doppio: dieci porzioni, ottocento grammi.
I veri pro partono da 800 grammi. E non si fermano.
Vegetali così numerosi che neanche i granelli di sabbia sul pianeta Terra.
Vegetali e poi muori.
Restando il fatto che quattrocento fa bene, ottocento fa decisamente meglio. La meta-analisi dell’istituto ha infatti preso in esame un campione di due milioni di persone nel mondo, colpite da disturbi cardiaci, infarti, disturbi cardiocircolatori, cancro e morte (immagino per cause collegate ai disturbi citati).
Alla fine è stato stabilito che 7,8 milioni di persone ogni anno potrebbero evitare una morte prematura mangiando frutta e verdura come posseduti dal demonio.
Nell’articolo di Repubblica che riprende il risultato della ricerca, in fondo, viene fatto notare che:

 Secondo le statistiche, soltanto un cittadino britannico su tre consuma quotidianamente cinque porzioni di frutta o verdura. Le autorità sanitarie ritengono che chiedere alla popolazione di consumarne il doppio sia un obiettivo irrealistico.

Magari divertente, ma irrealistico.

La medicina metabolomica mi ha chiarito le idee sul significato di questa grande scorpacciata di orti e frutteti dei giorni nostri.
Il dottor Dimitris Tsoukalas, medico chirurgo e presidente dell’ Istituto Europeo di Metabolomica, nel suo libro: Come vivere 150 anni – istruzioni per l’uso del corpo umano, a pagina 52 riporta dei dati interessanti, che qui trascrivo:

Secondo i dati del Vertice Mondiale per la Terra del 1992 a Rio de Janeiro, l’impoverimento del suolo è enormemente peggiorato durante gli ultimi cento anni.
I suoli con il maggior tasso di esaurimento di minerali sono:

  • Stati Uniti e Canada (esaurimento dell’85%);
  • America Meridionale (esaurimento del 76%);
  • Asia (esaurimento del 76%);
  • Europa (esaurimento del 72%);
  • Australia (esaurimento del 55%);

E questa era la condizione del suolo vent’anni fa.
Nell’ultimo Vertice Mondiale per la Terra del 2012, la situazione sopra descritta è ancora peggiorata. Un recente rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, conferma la notevole diminuzione del valore nutrizionale di frutta e verdura, dal 1975 fino a oggi:

  • mele: perdita di vitamina A del 41%;
  • frutta: perdita di vitamina C del 31%;
  • crescione: perdita di ferro dell’88%;
  • broccoli: perdita di calcio e vitamina D del 50%;
  • cavolfiore: perdita di vitamina C del 45%, del 48% di vitamina B1 e del 47% di vtamina B2;
  • insalata verde: perdita di vitamina A del 45%, di potassio del 60% e di magnesio dell’85%;

 

In meno di cinquant’anni il potere nutritivo della frutta e della verdura in termini di vitamine, minerali e antiossidanti è diminuito in modo rilevante

Brutte, brutte notizie.
Ma il punto è questo: se il suolo si impoverisce di minerali e ciò che ci nasce dentro è carente a livello nutrizionale, allora capisco perché viene consigliato di mangiarne un bel sacco pieno ogni giorno. In questo modo, più se ne mangia e più ci si avvicina al valore nutrizionale che mediamente aveva ogni alimento vegetale decenni prima.
Solo che nel frattempo si è mangiata anche tanta roba inutile: se, ad esempio, per raggiungere la stessa quantità di sali minerali, vitamine e fibre di una zucchina di cinquant’anni prima, bisogna mangiarne tre o quattro oggi, alla fine si ingurgita più cibo e solo una piccola parte di quel cibo è utile. Il resto sono calorie vuote, senza una finalità precisa.
Proprio brutte notizie, che diventano pessime quando si pensa che nel frattempo i suoli dove gli amati ortaggi crescono sono pure più inquinati di decenni prima e quelle porcherie alla fine ce le mangiamo nel piatto di insalatina coi pomodori.

Inquinamento_suolo_terrestre

Nel saggio “Il mondo senza di noi“, il giornalista americano Alan Weisman scrive di come potrebbe apparire il pianeta Terra dopo che un qualche evento abbia cancellato l’uomo dalla sua superficie. Il libro ha un carattere documentale e le affermazioni presenti in esso sono mediate dalla consultazione di esperti nei vari settori in cui la narrazione si avventura.
Riguardo l’agricoltura, nel capitolo “Il mondo senza fattorie“, nella sezione 2: “La fattoria”, Weisman ripercorre la storia dei pesticidi a partire dalla tenuta inglese di Rothamsted Manor e del suo allora proprietario: John Bennet Lawes.
In sostanza Lawes e il suo socio John Henry Gilbert, provarono svariate combinazioni di sostanze per stabilire cosa aiutasse le piante a crescere (cit.). Nel mentre conservarono tutti questi studi in un super-archivio che faceva parte del Rothamsted Experimental Station (oggi Rothamsted Research): una serie di appezzamenti agricoli sperimentali.

Si tratta di un archivio che documenta più di centosessant’anni di tentativi umani di assoggettare le piante. Fra quegli esemplari, sigillati in migliaia di flaconi da cinque litri, si può trovare di tutto. Da ogni striscia sperimentale, Gilbert e Lawes prelevavano campioni dei raccolti, compresi i gambi, le foglie e il suolo in cui erano cresciuti. Inoltre conservavano i fertilizzanti di ogni annata, incluso il letame

Weisman a questo punto illustra l’evoluzione dell’inquinamento dei suoli agricoli testimoniato dai trecentomila flaconi dell’archivio (non li hanno archiviati tutti loro, ogni tanto si prendevano una pausa per dormire, o morire ma il metodo di catalogazione è andato avanti con i successori). Weisman Immagina degli scienziati alieni che giungono sul nostro pianeta disabitato e si mettono ad analizzare chimicamente l’archivio:

Se partissero dai barattoli più vecchi, troverebbero del suolo relativamente neutro, che non sarebbe rimasto tale a lungo con il raddoppiare dell’industria britannica. Giungendo all’inizio del XX secolo troverebbero un pH sempre più acido, quando l’avvento dell’elettricità portò alle centrali a carbone, il cui inquinamento oltrepassava i confini delle fabbriche cittadine raggiungendo la campagna. I livelli di azoto e diossido di zolfo aumenterebbero fino ai primi anni ‘80, quando il miglioramento delle ciminiere ridusse le emissioni di zolfo al punto che, con presumibile sconcerto degli alieni, si troverebbero campioni contenenti zolfo in polvere, aggiunto come fertilizzante dagli agricoltori.
Potrebbero però non riconoscere un elemento che comincia ad apparire negli appezzamenti di Rothamsted nei primi anni ‘50: tracce di plutonio, un minerale scarsamente presente in natura, soprattutto nell’Hertfordshire. Come ogni vendemmia porta i segni del clima dell’anno trascorso, così nel remoto suolo di Rothamsted si è impressa la firma radioattiva della ricaduta dei test nel deserto del Nevada e più tardi in Russia.

Stappando i flaconi della fine del XX secolo, troverebbero altre inedite sostanze in precedenza sconosciute sulla Terra (e, se sono fortunati, anche sul loro pianeta), come i policlorobifenili Pcb della manifattura della plastica. Per un umano, a occhio nudo i campioni appaiono altrettanto innocenti delle equivalenti manciate di terra dei flaconi di 100 anni prima. La visione degli alieni però potrebbe distinguere minacce di cui noi ci rendiamo conto solo con strumenti come i cromatografi a gas e gli spettrometri al laser.
Se così fosse, potrebbero vedere la vivida firma fluorescente degli idrocarburi poliaromatici (Pah). E meravigliarsi di quanti Pah e quante diossine, sostanze emesse in natura dai vulcani e dagli incendi delle foreste, siano col passare dei decenni balzati dai margini al centro della composizione chimica del suolo e delle colture.

Se fossero forme di vita basate sul carbonio come noi, gli alieni potrebbero balzare anche loro, o quantomeno indietreggiare, perché sia i Pah sia le diossine possono essere letali per il sistema nervoso e per altri organi. I Pah hanno fatto il loro trionfale ingresso nel XX secolo a cavallo di nuvole di gas uscite dai tubi di scappamento delle automobili e dalle ciminiere delle centrali elettriche a carbone; sono presenti anche nell’odore pungente dell’asfalto fresco. A Rothamsted, come in qualunque altra fattoria, sono invece stati introdotti di proposito, nei diserbanti e neipesticidi.
Le diossine invece non sono intenzionali: sono un effetto collaterale della miscela fra idrocarburi e cloruro, con risultati tenaci e disastrosi. Oltre a quella di interferire con l’apparato endocrino modificando l’identità sessuale […]

La conclusione di tutta questa esposizione è quasi obbligatoria:

I futuri visitatori che scopriranno lo straordinario archivio di Rothamsted potrebbero chiedersi meravigliati se stavamo
cercando di suicidarci.

E gli ultimi dati che vengono presentati sono la goccia di veleno finale sulla torta:

Una qualche speranza la troverebbero (gli scienziati alieni, nda) nel fatto che, a partire dagli anni ‘70, i depositi di
piombo nel suolo sono sensibilmente diminuiti. Ma nello stesso tempo la presenza di altri metalli è andata crescendo.
Soprattutto nel liquame fognario rintraccerebbero tutti quelli più pesanti e temibili: piombo, cadmio, rame, mercurio,
nichel, cobalto, vanadio e arsenico, e anche alcuni leggeri, come lo zinco e l’alluminio.

Quindi, se si vuole prendere in esame una sana alimentazione personale, bene che vada ci stiamo mangiando cibo impoverito drasticamente di elementi vitali.
Ma non solo.
Tutto quello che si è perso a livello di nutrienti è stato sostituito con sostanze nocive per la salute e non è più molto un problema se mangiare cibo bio o no: sono i terreni che risultano impregnati di chimica industriale e, purtroppo, gas di scarico ed emissioni tossiche hanno una caratteristica abbastanza democratica, vanno ad infettare il suolo e i polmoni di chiunque. Almeno in pianura. Almeno nelle aree densamente popolate. Poi vien da se che mangiare biologico o biodinamico dovrebbe alleggerire gli alimenti di un certo carico di pesticidi ma non è questo l’articolo per una tale discussione.

integratori_alimentari

Viste le premesse il valore dell’integrazione alimentare mi sembra scontato.
Per integrazione alimentare si intende prendersi delle pastigliette o delle polverine e buttarle giù nell’esofago con abbondanti sorsi d’acqua. Magari leggendo anche prima cosa c’è sulle etichette.
Quelle pastiglie e quelle polveri o gocce sono in genere le sostanze nutritive che il cibo dovrebbe avere ma in realtà non ha più. Ad esempio vitamine, amminoacidi, sali minerali, enzimi.
Polverine.
Pastigliette.
Gocce.
Tanta acqua.
E un sacco di soldi.
Ok, l’integrazione alimentare non è economica, lo si sa. Anche curarsi per problemi di salute cronici non è molto economico. E comunque mangiare avvelenandosi il meno possibile è un problema cronico. Quindi, se uno ci tiene a mantenere un certo stato di salute personale o se si vuole migliorare uno stato di salute compromesso, farsi seguire a livello medico per migliorare la propria alimentazione e integrarla nel modo corretto mi sembra necessario.
Un approccio di questo tipo è proprio della medicina metabolomica, già citata in precedenza. Ma un sacco di medici ed esperti del settore insistono sul punto dell’integrazione alimentare, associata obbligatoriamente ad uno stile di vita sano. Prendo ancora ad esempio il dottor. Ongaro e le sue affermazioni al riguardo:

Tutti quelli che ti stanno dicendo che gli integratori fanno malissimo o che non servono a niente o che sono pericolosi, ti stanno portando fuori strada.

Nel video da cui la frase è tratta, qui sotto, c’è anche l’intera spiegazione delle sue iniziali affermazioni:

 

Discorsi ragionevoli, pare.
Quindi, quando su un articolo di Wired leggo:

[…] si può dire tranquillamente che gli integratori che tracanniamo nella speranza di stare meglio o prevenire malattie sono inutili, e  che spesso le pubblicità con cui siamo bombardati sono al limite della truffa.

Mi dico, davvero?

Per la questione pubblicità, sono d’accordissimo. Basta uscire di casa dopo aver visto uno spot, girare la scatola dell’integratore in questione, leggere i suoi costituenti e valutare cosa si ha per le mani.
Non c’è da rimanere molto soddisfatti.
Poi certo, ognuno ha una vita davanti per fare le sue esperienze e considerazioni al riguardo.
Riguardo soprattutto lo splendido, genuino, seducente zucchero infilato in un sacco di questi prodotti.
Ma la prima frase: si può dire tranquillamente che.
Si può tranquillamente.
Mi dico, davvero?
L’articolo, scritto da Stefano Dalla Casa, prende in questione la vitamina D e fa alcune considerazioni sul valore della sua integrazione.
Argomento interessante. Che va affrontato con calma, come sempre.
Questa è solo la fine del primo tempo.
La parte due si concentrerà proprio sull’integrazione della vitamina D, prendendo in esame le informazioni contenute su Wired e quelle raccolte da altre fonti, confrontandole e lasciando al possibile lettore scegliere che strada seguire. Quasi come se fosse libero.
Quasi come se fosse possibile.

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