L’attrezzatura che utilizzo: scarponi e calze

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Camminare per ore può essere un’esperienza mistica per due motivi: profondo godimento,oppure
profondo dolore.
La differenza tra l’una e l’altra la determina un elemento chiave di chiunque viandante sulla Terra: le scarpe che indossa.

Questo è uno di quegli argomenti dove mettere da parte gli spiccioli prima di un acquisto è la cosa più sensata che si possa pensare.
Risparmiare tempo e denaro per un paio di scarponi è una minchiata pazzesca. Senza possibilità di speranza.
Deambulare male a lungo, soprattutto su superfici accidentate può portare a infiammazioni alle articolazioni e svariati problemi posturali. Inoltre, in caso di calzature troppo strette, la circolazione sanguigna periferica può risentirne in modo significativo e la situazione non va affatto d’accordo con temperature esterne parecchio sotto lo zero.
Quindi il consiglio è: punto uno, non comprare nulla online senza averlo provato prima. Senza cioè averci infilato tutt’e due i piedi dentro, aver deambulato nel punto vendita portandosi dietro magari il proprio paio di calze preferito e magari facendo pure qualche prova salendo dei gradini o accucciarsi e alzarsi, rimanere in sospensione sui talloni e provare due passi di danza.
I vostri piedi devono vivere dentro quell’acquisto, senza che gli venga il dubbio di essere stati chiusi in due casse da morto.
Altrimenti l’idea inizierà a turbare anche voi, dopo qualche chilometro.
Punto due: spendere tanto non è sempre sinonimo di qualità ma se provando delle calzature quelle vi paiono perfette e solo dopo guardate l’etichetta del prezzo NON fate mai l’errore di ripiegare su quelle più economiche ma che vi lasciano un solo, misero, stortissimo dubbio sulla loro comodità.
Pagherete quel risparmio in denaro con montagne di insoddisfazione.
Alla fine di un trekking non dovreste sentire nemmeno l’impellente bisogno di levarvi i vostri scarponi, tanto siete in simbiosi.
Punto tre: cercate di comprare roba messa insieme come Dio vorrebbe. Intendo materiali di buona qualità e non ciocchi di plastica sagomata che quando li levate i vostri piedi sembrano materiale per il secchio dell’umido.
Se c’è un tot di cuoio tra gli ingredienti o comunque tecnologie in grado di far traspirare la pelle puntate su quelli. Costeranno di più ma almeno evitate un doppio omicidio ad ogni uscita.

Sono consigli da dilettante ma è incredibile come a volte li debba ripassare prima di un acquisto, visto che il mio cervello rettile si mette spesso in mezzo per imporre un risparmio insensato.

Dopo aver riportato un congelamento superficiale delle dita dei piedi nell’inverno del 2018, proprio per delle calzature sbagliate, e quindi per mio errore, ora, per l’inverno, acquisto solo prodotti top.
Ecco allora il titolo:

Scarponi invernali, calze termiche e ramponi

Si chiamano Marmolada Pro e sono venduti da Scarpa.
Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima“, come si legge sul sito ufficiale.
Quando li ho provati in negozio non è stato un feeling immediato ma soltanto dal punto di vista estetico. Una volta infilati la loro morbidezza ha avvolto immediatamente i piedi, come a farli propri. E non è una cosa tanto facile visto che la pianta dei miei piedi è larga e facilmente il mignolo se la passa male. Alcune marche sono proprio famose per avere punte delle scarpe a missile, probabilmente adatte per piedi a missile. Non so Scarpa come vesta di solito ma in questo modello è una pacchia, per me.
Testandoli con calze spesse alla fine è stato necessario prenderli con un numero in più: generalmente porto il 43 e mezzo ma stavolta ho fatto 44. Perfetti.
La comodità interna non implica comunque una cattiva protezione esterna.
Li ho indossati soltanto sul finire dell’inverno 2018 e dall’autunno/inverno 2018/2019. Viste le temperature sono spesso andato con gli scarponi da primavera/estate ma alcune uscite sulle Orobie e in Valsassina li hanno visti protagonisti e con ottimi risultati.
In realtà non sono mai rimasti sprofondati nella neve per ore ma tanto è bastato per poter dire che riescono a tenere il calore piuttosto bene. La suola è rigida e ovviamente in Vibram, condizione personalmente essenziale per effettuare questo genere di acquisti. Su roccia, pertanto, grippano da lucertola. Se invece capita di camminare su sentiero per lungo tempo in effetti la durezza della suola si fa sentire ma assorbono molto bene ogni passo, anche su discese ripide.
Straconfortevoli, guscio impermeabile morbido all’esterno, suola in Vibram… mi hanno convinto in fretta.

Proprio per non correre nessun tipo di rischio, andando a camminare sotto-zero, ho abbinato all’acquisto delle calze da riscaldamento spinto: Calze Sci Alpino Top Performance 1406, marca GM, in Cashmere, lana Merino extrafine e seta. Tutto in uno. Infatti con queste si risparmia parecchio volume rispetto allo scarpone con cui si accompagnano.
Se è la prima volta che uno prova un prodotto simile, mix di tre tessuti famosi per qualità e prestigio, la sensazione è da nuvole ai piedi.
C’è da dire che testandole in montagna, in condizioni invernali piene, il loro calore c’è e si sente ma non nell’immediato. Solo dopo un certo tempo dalla partenza, camminando su neve e finendoci poi dentro fin’oltre la caviglia, ho avvertito la loro vittoria piena contro il gelo esterno.

Con quelle addosso e gli scarponi Marmolada calzati è quindi vietato sbagliare giornata: a temperature di qualche grado sopra lo zero sembra di essere in spiaggia, a ferragosto, con gli stivali da pioggia. Si finisce a bere mezzo litro di acqua in più solo per compensare il sudore nelle scarpe.
Insomma, per dire, l’abbinamento anti-freddo funziona.

Anche dal punto di vista compatibilità coi ramponi i Marmolada non danno problemi. E ci mancherebbe.
Li ho usati insieme ai Simmond e i due sono andati d’amore e d’accordo.

Ottimi anche per scorticare mobili di legno

Porterò questo bel centrifugato di attrezzatura nell’uscita di luglio al Gran Paradiso e magari non avrò neanche bisogno delle calze Gm in quell’occasione.

Scarponi estivi e calze soft

Quando il mercurio nel termometro va in alto, tralasciando l’influenza, negli ultimi due anni ho scelto La Sportiva con i suoi TX5 GTX.
Li ho appena ricomprati perché come spesso accade col Vibram, di cui è composta la suola, dopo che si macinano chilometri su chilometri, in un anno li ho sufficientemente lisciati.
In realtà dalla foto potrebbe anche non sembrare ma indossandoli e facendo presa sulla roccia mi sono facilmente accorto che il MegaGrip non tiene più tanto.
La notizia è averli ricomprati.
Già, perché davvero mi sono trovato benissimo.
Anche loro, come i Marmolada, appena indossati mi hanno fatto avere immediatamente l’ok dai piedi.
La punta è larga e arrotondata. Si fa un pò di fatica a infilarli, almeno nel mio caso, ma una volta dentro li ho avvertiti completamente avvolgenti e saldi.
Una delle cose che ho amato è quanto siano traspiranti. Dopo ore di cammino il piede non è particolarmente bagnato e se fuori fa caldo è una benedizione come trovare una doccia fredda nel deserto.
Pur avendone comprati un paio nuovi, finché non avrò tirato al limite la resistenza dei vecchi, continuerò ad alternarli. Ad esempio il fine settimana scorso sono salito sul Monte Ferrante proprio con questi ultimi, contando di non trovare situazioni in cui avrei avuto necessità di un Vibram nuovo di pacca. Di sicuro mi sarebbe servito che fossero anche completamente impermeabili, vista la quantità di neve da metà percorso in poi, ma ovviamente non lo sono. Pur proteggendo, con una pioggia di bassa intensità, non ho notato invece una grande resistenza all’acqua passando tra ruscelli e con pioggia forte o media. Hanno la loro bella membrana Gore-Tex avvolgente ma sono concepiti per la bella stagione e le giornate da crema abbronzante.
Aggiungo che il nuovo paio acquistato, provandolo in una sola uscita mi ha dato qualche problema sul comfort. Mi risultano un pò più stretti in punta dei precedenti, pur avendo preso lo stesso numero e il problema si è verificato dopo qualche ora di cammino.
Non essendo più io nell’età dello sviluppo, soprattutto quello dei piedi, penso a qualche ritocco nel design generale della scarpa, che in parte si vede nel disegno della zona tallone, un tot meno pronunciato del modello precedente.
Vedrò nelle prossime uscite se la cosa si ripete o se si è trattato di un episodio di giornata, magari dovuto al fatto di essere alla loro prima avventura [aggiornamento *1 del 08/06/19 – vedi in fondo all’articolo].
In ferrata si comportano egregiamente, sia per il puntalino in gomma rinforzato, strautile per infilare la punta in qualche appoggio stretto, sia, come sempre, grazie all’ottima suola in Vibram con scanalature e tasselli differenziati e infine per la libertà di movimento che permettono nella zona caviglia.

Unico dato veramente negativo la resistenza della fodera interna.
Nel vecchio paio, dopo pochi mesi di utilizzo, il tessuto della zona caviglia-tallone, indossandoli e togliendoli ha ceduto. Provocandomi un certo scassamento di ciolla, vista la scomodità di infilarli tentando di non estendere lo strappo. E contando anche che non costano come una confezione di bicarbonato. Ma di più.

Per le uscite estive, da abbinare ai TX5 e a qualsiasi scarpa abbia mai usato in assenza di neve, l’assortimento di calze della Decathlon mi è sempre andato più che bene.
In particolare ora sto usando le MH 500, dal prezzo relativamente contenuto e che aiutano ulteriormente la traspirazione e l’assorbimento di sudore del piede.

Prendere degli ottimi scarponi e sposarli con le prime calze tirate fuori dal cassetto, soprattutto in estate, non funziona. Per ottenere il meglio da una camminata mi sono accorto col tempo che i due componenti devono lavorare in sinergia.
Le MH 500 le ho usate, nelle loro versioni precedenti, anche sul Cammino di Santiago del nord e su un centinaio di chilometri di Via Francigena. La loro velocità nell’asciugarsi mi ha facilitato parecchio nell’averne sempre un paio a disposizione in ogni tappa. E per chi fa percorsi lunghi, magari in condizioni meteo avverse su più giorni, sa quanto questo sia importante.

[*1] Usati oggi per un trek facile ma lungo: rifugio Cà San Marco – passo di Salmurano – lago Pescegallo – passo del Verrobbio – Cà San Marco.
Nessun problema e li ho tenuti ore e ore camminando su terreni molto diversi tra cui neve sino alla caviglia.

Probabilmente loro e i miei piedi dovevano entrare in sintonia, in qualche modo sconosciuto alla mente.
Confermo però l’impressione di trovarli leggermente più stretti, ai lati, rispetto al modello comprato un anno prima.
Ottima sensazione di stabilità e solidità.


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