La vitamina D [integrazione alimentare parte 2]

Vitamina_D_integrazione_Paolo_Buffa

La vitamina D è un pò l’indicatore della vita all’aria aperta. Dell’outdoor, come dicono da altre parti. Visto che la sua sintesi sulla pelle avviene se innescata dalla luce solare, sopratutto a certe ore del giorno e con la giusta esposizione.
Quali siano queste ore e quale sia la giusta esposizione è faccenda da ricerche sui libri e sulle pagine più sensate del web ma il punto di questo articolo è: quanta ne dovremmo avere in corpo?

Premesso che la vitamina D si trova infilata anche nei cibi, soprattutto di origine animale (vitamina D3) come il pesce azzurro, ma pure nel regno vegetale (vitamina D2, prodotta nell’interazione tra radiazione UVB ed ergosterolo) mangiando un porcino, una noce, un fagiolo, resta il fatto che l’ottanta per cento dell’apporto di vitamina D deriva dall’esposizione al Sole.

vitamina_D_sintesi_Sole_Paolo_Buffa

Faccia rivolta al Dio della luce, mezze maniche, pantaloncini, infradito e una bella passeggiata di 30 minuti dopo pranzo senza essersi spalmati di crema. Quando si ritorna a casa per il caffè il serbatoio di vitamina D è pieno. Almeno e sicuramente per quel giorno (*1 vedi fine articolo). Non importa che sia inverno e che fuori anche i gatti escano con il bomber, l’assorbimento della vitamina D avviene attraverso l’irradiazione ai raggi solari UVB (ultravioletti ad alta energia), quelli cioè compresi tra i 290 e 315 nanometri, con un’inclinazione del Sole di 30 gradi sopra l’orizzonte. Senza che ci siano nuvole o vetri frapposti tra noi e loro.
Mica bazzecole.
In quelle condizioni il 7-deidrocolesterolo presente nella pelle si converte in colecalciferolo, un proattivo della vitamina D3. Quando questa viene prodotta risulta però inattiva nell’organismo almeno fino a quando il fegato e i reni, attraverso processi chimici di idrossilazione, non la attivano generando rispettivamente il calcifediolo e il calcitriolo. Il calcitriolo in particolare risulta importantissimo per:

  • la mineralizzazione delle ossa favorendo l’assorbimento di magnesio, calcio e fosforo
  • regola la produzione e secrezione di PTH, cioè l’ormone necessario a mantenere la corretta concentrazione di calcio nel circolo ematico (calcemia)

Per quanto detto sopra, in una buona parte d’autunno fino quasi al termine della primavera, pure a impegnarsi, la vitamina D con l’irraggiamento solare risulta difficile, almeno a certe latitudini. Come quelle del nord Italia ad esempio.

Le brutte notizie portano spesso altre brutte notizie.
Mettiamo il caso che un individuo riesca anche a seguire un’alimentazione, costante, con cibi ricchi di vitamina D e magari si faccia i suoi pranzetti sulla terrazza più assolata del centro Italia.
Alcuni fattori ulteriori, rispetto ad una giornata nuvolosa, possono incidere pesantemente sull’assorbimento di questo elemento. Ad esempio:

  • pelle scura
  • quantità di ozono nell’aria
  • età (neonati e anziani su tutti)
  • percentuale di grasso corporeo
  • utilizzo di filtri solari
  • eccessiva esposizione a certi inquinanti ambientali (diossine, bisfenolo A, ftalati, ecc.)
  • farmaci induttori dell’enzima CYP-24
  • malattie autoimmuni come celiachia, fibrosi cistica, morbo di Chron
  • alcolismo
  • interventi di bypass gastrico

inoltre, se proprio proprio, per far si che la vitamina D operi nel nostro corpo, sono necessari alcuni co-fattori fondamentali:

  • magnesio
  • vitamina K2
  • zinco
  • boro

In pratica, per soddisfare tutte le condizioni sufficienti e necessarie, diventa un gioco a incastri.

Queste erano le premesse, sintetiche, almeno riguardo le condizioni di assunzione e buon assorbimento della vitamina D nell’organismo.
Per quanto riguarda i benefici che apporta a noi imperfetti e stortissimi esseri umani mi rifaccio ancora una volta ad un medico già citato, il dott. Tsoukalas che, nel suo libro già citato: Come vivere 150 anni, a pag. 115, parlando di vitamina D scrive:

Migliaia di studi hanno proclamato la sua importanza per la nostra salute e a causa di essa si sono verificati numerosi cambiamenti nel nostro modo di vedere la medicina.

Appena prima di questa frase si trova scritto che, se gli avessero chiesto qual’è il fattore più importante per la nostra salute, lui, cinque anni fa avrebbe detto una sequenza di comportamenti virtuosi che oggi si sentono ripetuti costantemente anche turandosi le orecchie, come l’esercizio fisico, la nutrizione, bere a sufficienza, dormire bene, gestire lo stress, ecc. Ma oggi, cinque anni dopo, non ha dubbi sull’indicare nella vitamina D la regina tra gli ingredienti per la salute ottimale.

Aumenta le prestazioni fisiche, aiuta ad ottenere il peso ideale, influenza l’assorbimento dei sali minerali, è necessaria per ottenere un buon sonno e ridurre lo stress, favorisce i meccanismi di disintossicazione ed escrezione dei metalli pesanti dal corpo e rafforza il nostro sistema immunitario.
Si è trovato che alti livelli di vitamina D nel sangue si associano a:

  • ridotta mortalità da qualsiasi causa;
  • ridotta incidenza del cancro al seno fino al 77%;
  • ridotta incidenza del cancro al colon;
  • minore incidenza del cancro alla prostata;
  • ridotta incidenza del diabete negli adulti e nei bambini;
  • ridotta incidenza dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari;
  • ridotta incidenza della depressione, soprattutto durante i mesi invernali;
  • ridotta incidenza delle infezioni respiratorie;
  • un incremento di 20 ng/mL dei livelli di vitamina D nel sangue riduce il rischio di sclerosi multipla del 45%;
  • l’incidenza dell’autismo e dei disturbi dello sviluppo diminuiscono;
  • ogni incremento di 1 ng/mL comporta una perdita di peso supplementare di 200 gr mantenendo la stessa dieta;
  • miglioramento della psoriasi;
  • la differenziazione e l’attivazione dei globuli bianchi;
  • l’attivazione e la replicazione di 3005 geni;
  • aumentata produzione di 200 sostanze endogene ad azione antibiotica nel corpo umano.

Essi sono solo una parte dei contributi della vitamina D alla nostra salute.

Ho scelto lui perché è un medico, seguo le sue teorie, le sue teorie mi sembrano molto logicamente valide, le sue teorie applicate sul mio organismo stanno dando dei buoni risultati.
Certo che se una persona si mette a sfogliare riviste, libri e pubblicazioni mediche recenti inerenti la nutrizione, di materiale sull’argomento ne trova a scaffali pieni. Su internet è un tripudio di video e post al riguardo, accomunati tutti da un grande messaggio comune: la vitamina D è la cosa più super-meravigliosa che si può dare in pasto al nostro organismo.
Non saranno mica balle? Non è che si sono messi tutti d’accordo per farcela tracannare a dosi dementi?

vitamina_D_vantaggi_per_salute

Secondo la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (Siommms), l’80 percento della popolazione italiana presenta carenze di vitamina D. Il post è del 2014 ma non credo che la situazione sia migliorata parecchio attualmente (2018).
E noi siamo il paese do Sole.
Allora quali sono i livelli minimi che vengono considerati ottimali?
Prendendo come fonte l’ospedale Niguarda di Milano, i valori di riferimento sono questi:

  • carenza: <10 ng/ml
  • insufficienza: 10 – 30 ng/ml
  • sufficienza: 30 – 100 ng/ml
  • tossicità: >100 ng/ml

Ho scritto secondo l’ospedale Niguarda perchè a seconda di dove uno vada a farsi infilare aghi in vena questi parametri potrebbero subire delle variazioni (*2).
In generale però il livello minimo di concentrazione nel sangue è stato riconosciuto in ambito internazionale anche dalla Endocrine Society dell’accademia di Oxford (carenza: <20ng/ml, insufficienza: tra 21 e 29 mg/ml) e dall’Institute of Medicine degli Usa (valori compresi tra 20 ng/ml e 30 ng/ml sono ottimali per la buona salute delle ossa).
Una precisazione da fare in questo ambito consiste nel sapere che ci sono vari tipi di tecniche dietro i risultati di laboratorio quando viene effettuato un prelievo di sangue a fini diagnostici. Ad esempio la tecnica cromatografica è considerata una delle più precise nonché costose, quindi relativamente poco diffusa su territorio nazionale. Chiaro che se i risultati di un esame relativo alle concentrazioni di vitamina D nel sangue provengono da una metodologia piuttosto che da un’altra anche i numeri possono cambiare. Di quanto? Bho, non è dato sapere, bisognerebbe fare due test trattati con procedimenti differenti e confrontarli (tipo metodo immunoradiometrico e cromatografico). Fantasie, lo so.
Come aggiunta a tutto ciò va considerato l’individuo, ovvero quanto è giovane e scattante oppure anziano e scattante, oppure anziano e grassottello, oppure media età e magro come un ramo di betulla, insieme ai suoi guai fisici accumulati col tempo e chissà quanti altri fattori che messi insieme costituiscono l’anamnesi di una persona. A quel punto, conoscendo tale profilo, i valori di riferimento di un esame, come nel caso della concentrazione di vitamina D nel sangue, non hanno più lo stesso significato per tutti.
Tralasciando altre questioni che comunque andrebbero considerate (ad esempio se l’esame che viene svolto riesce ad individuare la quantità di vitamina D3 separatamente dalla quantità D2 ), giusto per non star qui sino al tramonto, se in generale una concentrazione maggiore di 30 ng/ml nel sangue viene considerata sufficiente al nostro fabbisogno perché si consiglia, in certi ambiti e secondo alcune ricerche, di portare tale valore superiore a 50?

Secondo il dottor Robert Heaney della Creighton university, morto nel 2016, che ha dedicato la sua vita allo studio della biologia ossea e degli effetti della vitamina D sulla salute umana, la concentrazione auspicabile di tale elemento dovrebbe essere superiore a 48 ng/ml per ridurre la probabilità di malattie croniche. Sempre secondo Heaney il limite normale superiore è di 90 ng/ml e la tossicità rara sotto i 200 ng/ml.
Al riguardo non c’è una letteratura medica coerente ma è interessante notare come certi studi parlino dell’inutilità della supplementazione di vitamina D solo ed esclusivamente riguardo la salute delle ossa. Ad esempio una metanalisi pubblicata su Jama (la pubblicazione scientifica ufficiale della American medical association) il 26 dicembre 2017 ha portato a queste conclusioni (riprese dalla Siomms in questo articolo: Supplementazione di calcio e vitamina D. Studio su JAMA fa discutere):

La metaanalisi di JAMA ha evidenziato come non vi sia un’associazione significativa tra l’assunzione di supplementi di calcio o di vitamina D o dell’associazione calcio-vitamina D con il rischio di frattura dell’anca rispetto al placebo o nessun trattamento (“end point “ primario dello studio). Non sono state inoltre riscontrate associazioni significative tra la supplementazione con calcio o vitamina D, o integratori combinati di calcio e vitamina D e l’ incidenza di fratture nonvertebrali, di fratture vertebrali o di fratture totali.
La conclusione degli Autori è che gli anziani non istituzionalizzati che assumono calcio o vitamina D oppure calcio più vitamina D hanno la stessa probabilità di subire fratture di quelli che non seguono alcun trattamento.

Nello stesso articolo si riportano anche le precisazioni dell’American Society for Bone and Mineral Research (ASBMR) e della stessa Siomms su come interpretare più a fondo i dati pubblicati su Jama.
Il punto bello grosso è però questo: quando si consiglia una supplementazione importante di vitamina D, con concentrazioni superiori a 50 ng/ml e preferibilmente comprese tra 60 e 80, non si parla SOLO di salute del tessuto osseo ma, soprattutto, di salute in termini molto più generali.
La vitamina D3 agisce su 3005 geni del corpo umano provvisti di un recettore specifico (secondo uno studio della Oxford university riportato dal dr. Tsoukalas – Come vivere 150 anni – pag. 118/119):

La vitamina D si lega a questo recettore e regola direttamente il funzionamento di gran parte del genoma.

Vitamina_D_vantaggi_salute_sistema_immunitario

inoltre risulta importantissima per rafforzare il sistema immunitario, in particolare quando un virus o un batterio entra nell’organismo e deve essere contrastato dai globuli bianchi, specialmente i linfociti T. La vitamina D, se presente in quantità sufficienti, permette l’attivazione di tali linfociti, quindi la loro moltiplicazione e conseguentemente una buona risposta contro l’agente “invasore”.
Tutto ciò si somma a quello precedentemente scritto e giustifica quindi le alte concentrazioni prescritte da certa ricerca medica, che non si ferma alle sole considerazioni rivolte alla salute delle ossa (dove la presenza di vitamina D gioca un ruolo fondamentale e riconosciuto) ma guarda ad un benessere ed una salute globali dell’organismo.
Questo è proprio il punto chiave che mi ricollega all’articolo di Wired.

Articolo_Wired_integrazione_vitamina_D_risposta_Paolo_Buffa

Come avevo già scritto a conclusione del post precedente (mangiare povero [integrazione alimentare parte 1]), metto in dubbo l’affermazione di Stefano Dalla Casa qui riportata:

[…] si può dire tranquillamente che gli integratori che tracanniamo nella speranza di stare meglio o prevenire malattie sono inutili […]

I motivi sono spiegati nel post precedente e li potrei riassumere dicendo: se prendiamo integratori è perché il potere nutritivo del cibo sano è calato paurosamente negli ultimi cento anni almeno.
In questo post invece si parla di vitamina D, della sua importanza e del perché sembra necessario averne in corpo una concentrazione elevata. Più elevata di certo dei valori citati nell’articolo di Wired e di quanto sia difficile arrivare ad uno stato di tossicità anche utilizzando integratori specifici.
Seguendo il link citato da Dalla Casa si arriva alla pagina della National Academies Press, ovvero l’organo che pubblica i reports scientifici della  National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. Il link è relativo ad un rapporto IOM (Institute of Medicine, ora National Academy of Medicine) del 2011, dal titolo: Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D (Assunzioni dietetiche di riferimento per calcio e vitamina D).
Da questo rapporto, Dalla Casa, cita il risultato più eclatante:

Secondo un rapporto del 2010 della National Academic of Medicine non esiste un’epidemia di carenza di vitamina D: negli Stati Uniti e in Canada si stima che solo il 2,5% della popolazione non ne abbia abbastanza. Si tratta in particolare di minoranze di pelle scura, anziani, o pazienti con malattie specifiche, mentre la stragrande maggioranza della popolazione riceve dosi adeguate della vitamina dal cibo e dal Sole.

Leggendo la description, poco sotto la copertina del libro, si comprendono gli intenti della ricerca. Ovvero fornire dei valori di riferimento riguardo l’assunzione di calcio e vitamina D per la popolazione Nord Americana. Oltre che aggiornare i livelli di assunzione di fosforo, magnesio e fluoro.
Sopra la description c’è anche una nota che include i link a due report interessanti. Ovvero due revisioni, istituite dalle National Academies, per stabilire se ci fossero stati errori nella metodologia con cui sono state svolte le ricerche e se questi errori abbiano effettivamente alterato i risultati finali. Si chiamano phase I e phase II e risalgono a maggio e novembre 2017.
Tali revisioni, si legge sempre in nota, si sono rese necessarie a seguito di richieste di chiarimento sui risultati pubblicati e sulle interpretazioni dei risultati stessi che, in entrambe i casi, conterrebbero errori importanti. E, chi obietta, sono soggetti del calibro di Keith A. Baggerly, professore di Bioinformatica e Biologia computazionale all’ MD Anderson Cancer Center.
Il Presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze, Dr. Marcia McNutt, ha quindi convocato una commissione indipendente per esaminare le preoccupazioni del Dr. Baggerly.
Non è facile capire la terminologia dei due reports, quello che traspare è che degli errori ci sono:

The phase I panel examined the use of the data from the study by Priemel and leagues in the 2011 IOM rt and determined that the report presents an incorrect calculation involving the prevalence of vitamin D inadequacy in subjects of this study.

e comunque, le considerazioni che vengono effettuate, riguardano sempre la salute delle ossa in rapporto alla vitamina D:

The Priemel et al. paper considered bone health, and the ratio of osteoid volume to bone volume (OV/BV) in the cadavers studied was used as a marker of that health.

non i benefici generali della vitamina D sull’organismo a concentrazioni considerate elevate dalla normale letteratura medica.
A commento delle ricerche effettuate dall’ IOM, già nel 2014 il National Center for Biotechnology Information (NCBI) scriveva al punto 4. Conclusions:

Closer attention should be paid to vitamin D deficiency in medical and pharmaceutical practice than has been the case hitherto. The data available to date on vitamin D from experimental, ecological, case-control, retrospective and prospective observational stus, meta-analysis as well as smaller intervention studies, are significant and con the sunshine vitamin’s essential role in a variety of physiological and preventative functions […]. The results of these studies are consistent with the recommendation to improve the general vitamin D status in children and adulby means of a healthy approach to sunlight sure, consumption of foods containing vitamin D and supplementation with vitamin D preparations.

In sostanza si dice che l’importanza della vitamina D per l’organismo umano riguarda una moltitudine di processi fisiologici e preventivi confermati da numerosissimi studi differenti e che l’integrazione di questo elemento si rende auspicabile oltre all’assunzione attraverso il cibo e l’esposizione ai raggi solari.
L’NCBI continua citando specificatamente le ricerche svolte dall’allora IOM:

The IOM which used a population model for its vitamin D recommended daily allowances to satisfy 97.5% of the United States population made several assumptions when makitheir rmendations.
[…] They acknowledged the importance of vitamin D for skeletal health and ignored all association studies and ecological studies regarding other health benefits of vitamin D.

sottolinenado quindi che l’IOM non ha tenuto conto, nel proporre i suoi risultati, dell’importanza che la vitamina D ha sulla salute generale dell’uomo ma concentrandosi solo sulla salute delle ossa.
In ogni caso vengono anche messe sotto accusa le conclusioni dell’IOM sulle quantità di vitamina D da assumere per ottenere delle concentrazi di 20 ng/ml sangue (considerate dall’IOM stesso un valore ottimale per la salute ossea) queste considerazioni del 2014 derivano dalle revisioni ai calcoli pubblicati dall’IOM effettuate da due ricercatori dell’Università di Edmonton: Veugelers P. e Ekwaru J.P.

Veugelers and Ekwaru concludeat the IOM underestimated the amount of vitamin D required to achieve a 25(OH)D of 20 ng/mL because they made a statistical error in the estimation of the recommended dietary allowance for vitamin D. Ekwaru et al. reported that adults taking up to 20,000 IUs daily for more than a year was not associated with any untoward toxicity and their blood levels of 25(OH)D were <100 ng/mL which is considered by the IOM, Endocrine Society and many reference laboratories to be the upper limit of normal.

Altri commenti e riflessioni più recenti (luglio 2017) a supporto di quelle del dr. Baggerly, di Veugelers ed Ekvaru, vengono dal dr. Mercola in questo articolo pubblicato sul suo sito: Are Americans Really Getting Too Much Vitamin D? A Critical Look at Recent Media Warnings.

Cosa porta tutto questo revisionismo condito di baccano e alzate di mano per dire No?
Alla luce dei nuovi calcoli, un livello di vitamina D nel sangue di 40 ng/ml sembra più consono e dignitoso, mentre un livello tra 40 e 60 ng/ml pare (dico pare) l’ideale per prevenire malattie croniche e rendere la salute esaltante. E questi non sono valori molto riscontrabili nella popolazione ‘miricana, europea e occidentale in genere.
Sulla ricerca dell’IOM comunque si basano le maggiori riserve all’integrazione dell’articolo di Dalla Casa. Ma, visto che i risultati dell’IOM paiono incorretti, la frase del dr. Heaney, riportata da Mercola, al riguardo riassume bene la questione:

The point is the [IOM, now NAM] is dead wrong; not because it chose the wrong numberut because it made a mathematical mistake. They miscalculated, which is really kind of embarrassing if you think about it. Somebody didn’t check the work.

Mathematical mistake, errore matematico. Qualcuno non ha fatto bene il suo lavoro.

Al di là di altre discussioni in merito, tipo quale sia il livello di tossicità della vitamina D e quali effetti collaterali possa comportare, il mio intento è un altro.
Sull’argomento vitamina D non sembrano esserci scritte nella pietra verità immutabili.
Le ricerche vanno avanti, il corpo umano diventa sempre meno misterioso, nei suoi processi biochimici, e gli affari sono affari.
L’articolo di Wired mi trova in disaccordo completo sulle conclusioni a cui giunge: l’integrazione alimentare è inutile. Ma mi trova ancora più in disaccordo sul modo in cui è stato scritto: la verità te la dico io, ed è questa!
Bhè, a quanto pare la verità non era quella proposta e, tengo a precisarlo grosso così: la verità non è neanche in questo articolo, nelle affermazioni di un medico piuttosto che un altro e, forse, nemmeno nelle formule matematiche a supporto o in disaccordo.
Secondo me.
Secondo me, dico, la verità è un confronto continuo tra pareri differenti. L’ho già scritto in passato (I dubbi sull’informazione. Chi scrive, chi legge) e lo ribadisco anche in questo momento: la risorsa principale per un lettore-scrittore è il dubbio.
Dubitare.
Personalmente non ritengo definitive le conclusioni di alcuno. Però, mentre il mondo evolve, alcune posizioni mi sembrano più sensate di altre.
Secondo me.
Secondo me, dico,l’integrazione alimentare è fondamentale. I motivi li ho spiegati in parte nel post precedente: Mangiare povero. Così come è fondamentale integrare sotto parere medico, cioè di medici o correnti mediche, professionisti della nutrizione che reputiamo degni di fiducia. E per avere fiducia in qualcuno o qualcosa, oltre che sentire le giuste vibrazioni sottopelle e saperle riconoscere, c’entra moltissimo la propria cultura al riguardo.
Leggere, ascoltare, dubitare, discutere, indagare.
Tutta merce sana.
Tutta merce rara.

Intanto, mentre son qui a premere tasti con le lettere sopra, fuori c’è il Sole, è primo pomeriggio e pure primavera.
Stare ancora davanti ad un monitor mi porterà solo nervoso. Se non proprio malumore misto a pallore.
Si potrebbe camminare un pò, tanto per dirne una.
Si potrebbe uscire e mettere in saccoccia qualche mattoncino di vitamina D, tanto per chiudere il discorso.
Su una cosa di sicuro si può andare d’accordo ovunque: la vitamina D che mi porto a casa da una passeggiata è gratis, oltre che bio all’ennesima potenza. E questa è merce davvero sana.
Merce molto molto rara.

 

Note:

(*1) Alcune ricerche indicano che 10-15 minuti di esposizione di braccia, gambe e viso 2-3 volte alla settimana sono sufficienti al fabbisogno personale. Tenendo sempre conto che la persona, e l’ambiente in cui vive, abbiano tutte le carte in regola per far produrre e assorbire la vitamina D.

(*2) Sul sito del Centro Diagnostico Italiano (CDI) i valori di riferimento sono diversi per il periodo invernale e quello estivo. Nel primo caso vanno da 10 a 60 ng/ml, nel secondo da 20 a 120 ng/ml.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *