La spaccatura

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Con le tanto strombazzate immagini della gente sui navigli senza mascherina nella giornata del 7 Maggio 2020 si può trarre una considerazione: lo stato di pericolo che viene martellato a reti unificate nella testa dei cittadini italiani non corrisponde allo stato di pericolo percepito individualmente. E su questo c’è solo da prenderne atto, prima ancora di qualsiasi commento e giudizio.

Le ragioni di questa spaccatura possono essere molteplici ma il dato interessante è che pur avendo a che fare con un virus che ha una sua pericolosità implicita per la vita umana e che può creare sintomatologie gravi, questo non sembra influire più di tanto sul modo con cui viene vissuto dalla gente comune.
Eppure non esiste un vaccino e l’umanità moderna, dei paesi più sviluppati in ambito medico, è abituata ad avere un farmaco a disposizione per ogni malanno e sofferenza.
Se non un farmaco almeno una cura in cui sperare.
Quindi il dato interessante dei navigli di Milano è un’elevata dose di indifferenza alla cappa soffocante di informazioni sulla minaccia alla salute rappresentata del virus.

Si potrebbe pertanto azzardare che l’ira di qualsiasi governante, in primis a livello locale il sindaco Sala, sia non solo e non tanto per la possibile pericolosità di tali comportamenti quanto perché la pericolosità del virus non sia percepita allo stesso modo con cui viene comunicata. Visto che probabilmente, in tale comunicazione, i governanti tutti si riconoscono approvandola.
L’atto di ribellione più o meno inconsapevole di chi esce senza mascherina e creando modesti assembramenti potrebbe allora non essere visto in direzione di trasgredire un decreto ministeriale ma bensì nel degradare la gravità con cui è stata proposta e divulgata l’emergenza. Se infatti tale gravità non viene avvertita come tale da un numero sufficiente di individui di una nazione è automatica la delegittimazione popolare delle misure di contenimento intraprese, sentimento che potrebbe diffondersi ben più velocemente del virus e portare a conseguenze più serie in termini di ordine pubblico.
Ovvia quindi la reazione furiosa e autoritaria delle istituzioni, volta a tentare di ristabilire quell’ansia e quella paura appena dimenticate.

Situazioni di questo tipo andrebbero considerate più attentamente non tanto dai politici ma dai cittadini tutti. Come mai non viene da comportarsi in modo spontaneo secondo le direttive poste in essere dall’alto? Forse intimamente non si crede a ciò che è stato raccontato sull’emergenza? Perché va escluso che l’informazione relativa al contenimento e alla gravità dell’emergenza non sia arrivata alle orecchie di chiunque.
Si presuppone che se anche infettati non vi saranno troppi problemi per la propria salute?
L’unica risposta, come spesso accade, va cercata in sé stessi.

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