La mania della verità assoluta

Verità è una parola che non identifica precisamente una cosa o un oggetto concreto e come tale si presta all’interpretazione personale.
Le idee su concetti astratti tendono ad avere questa caratteristica: al significato di quell’astrazione ci si può giungere per tantissime strade e molto probabilmente ogni strada non convergerà poi in un unico percorso, portando quindi a conclusioni parecchio diverse tra loro. Separate magari da lievi sfumature che al lato pratico possono però innescare, nuovamente, azioni molto differenti.
Un pò come darsi appuntamento sulla vetta di una montagna partendo ognuno dalla pianura, in luoghi differenti, ma scoprire poi, mentre si sta creando e percorrendo una propria traiettoria che alla fine non si arriva tutti sulla medesima cima, magari nemmeno su vette vicine e quella che sembrava una meta comune nemmeno esiste avvicinandosi.
Un effetto ottico, qualcosa che pareva esistere guardato a distanza, ma introvabile nel tentativo di raggiungerla.
La verità è quella cima mitica.
Inesistente.
Ma approssimabile.

Come una mente adulta possa pretendere che leggendo una notizia questa riporti la verità assoluta rimane un mistero.
Va da sé che molte menti adulte dopo una simile pretesa non sembrino più adulte. E nemmeno menti-bambine.
Non sembrino più delle menti.

Le parole possono anche identificare qualcosa di concreto, all’apparenza.
Come la parola quadrato.
Si è stabilito in un momento non ben definito della storia umana che quadrato fosse una figura composta da quattro lati di eguale misura, tenuti insieme da quattro spigoli di 90 gradi ciascuno.
Questa è una definizione incorretta formalmente, la frase “tenuti insieme” è scritta in libertà, così come il termine spigoli. Si sarebbe potuta usare la definizione dell’enciclopedia della matematica Treccani:

quadrato nella geometria elementare del piano, parallelogramma con quattro lati e quattro angoli di uguale misura.

Però non è stato fatto perché se si pensa ad un quadrato quei quattro lati e quattro angoli uguali sono sempre una figura concreta: un tavolo, le pareti di una stanza, un disegno su di un foglio, una rappresentazione vettoriale dentro un software di grafica. E molto altro.
Inoltre spigolo è sinonimo di angolo nella realtà degli oggetti concreti, anche se è riferito a qualcosa che sporge e che può essere urtato, come lo spigolo di un tavolo mentre angolo è identificabile maggiormente con la sezione interna della stessa forma: l’angolo di una stanza.
Quindi spigolo è come angolo ma visto da un punto di vista esterno alla forma e angolo è uno spigolo osservato dal suo interno.
Però spigolo, nella sua definizione geometrica, è altro ancora:

[dal lat. spicŭlum, dim. di spica «spiga, punta»]. – 1. Nella geometria elementare, ciascun lato dei poligoni che costituiscono la superficie di un poliedro (s. del poliedro), ovvero ciascun lato degli angoli (facce) di un angoloide (s. dell’angoloide), ovvero la retta da cui escono i due semipiani di un diedro (s. del diedro). Nella teoria dei grafi, ciascuna delle linee (dette anche lati) che uniscono coppie di vertici (v. grafo).

Treccani, vocabolario on line

Mentre angolo:

[dal lat. angŭlus]. – 1. In geometria, apiano, o più semplicem. angolo, regione di piano compresa tra due semirette, dette lati dell’a., uscenti da uno stesso punto, detto vertice (più propr., i due lati dividono il piano in due angoli, uno minore, convesso, l’altro maggiore, concavo, il quale ultimo contiene i prolungamenti dei due lati).

Treccani, vocabolario on line

Quindi con spigolo, in geometria, ci si riferisce a dei lati mentre con angolo a dei vertici.

Rispetto al contesto la verità può già assumere forme, concrete o pensate, molteplici.
E portare gli esploratori che non ne tengono conto a puntare su vette differenti.
Però non basta.

Se si va ad approfondire, ovvero se si entra sempre più nel dettaglio, bisognerebbe chiedersi cosa sia un vero quadrato.
Cosa sia un quadrato perfetto.
O detto altrimenti: qual’è, tra tutti i quadrati esistenti, quello vero.Per rispondere bisogna domandarsi cosa sia la verità.
Domandarselo singolarmente e andare nella direzione della sua possibile esistenza.
Dunque la domanda iniziale deve prevedere chi ha stabilito le regole formali per definire la perfezione o l’imperfezione di un quadrato.
Chi ha stabilito la verità del quadrato.
Questa sola domanda dovrebbe far intuire nell’immediato l’assurdità della verità assoluta.
Il quadrato perfetto è quello disegnato con una matita HB=2, marca Stabilo, prodotta nel 2010 tra le ore 12.30 e le 13.00 di un giovedì in cui Urano era in allineamento con Nettuno e disegnata su di un foglio bianco di certa grammatura con svariate altre caratteristiche ecc. ecc. ecc. ?
Oppure quello riprodotto da un certo software di grafica vettoriale su di un certo monitor con svariate altre caratteristiche prestabilite e tutte rigorosamente verificate?
Oppure quello disegnato per la prima volta dal suo ideatore con caratteristiche di cui non si è premunito di tramandarci e quindi irripetibile?
Oppure…
E poi perché certi parametri vanno bene per identificare tale presunta perfezione e non altri?
Ma si riparta dal punto iniziale: chi è che stabilisce la perfezione di un oggetto o di un ente? Qual’è il termine di confronto della perfezione?
Se si è tentati di rispondere Dio o l’infinito il gioco è già terminato.
Dio non è un parametro definito ma il più indefinito in assoluto.
L’infinito è l’infinito, al suo interno ogni elemento è infinitamente declinabile.
Probabilmente Dio è l’infinito.
Ma il gioco termina anche rispondendo che il metro di paragone è l’uomo.
Un uomo può stabilire delle regole e indicare quelle regole come la perfezione ma non esiste, in nessun campo, la certificazione di perfezione. Se non derivata da un altro uomo.
Le idee sono tra gli elementi più soggettivi di un individuo, si potrebbe pensare che la perfezione risieda nella loro perfetta vacuità, ma quando si scontrano con l’oggettività, con la realtà tangibile, con la natura, la perfezione ideale ha bisogno di parametri per essere intesa e accettata da altri umani e qui non vi è soluzione. La perfezione non esiste. Dunque nemmeno la verità.

Perché perfezione e verità sono avvinghiate indissolubilmente.
Non esiste perfezione nella menzogna. Non esiste imperfezione nella verità.
Una perfetta menzogna diventa certificato di verità, quindi non più menzogna. Una imperfetta verità disintegra la verità assoluta, trasformandola in verità relativa: niente più di un’opinione.
Entrambe sono la mitica cima a cui puntare per accorgersi che tale cima non è per gambe, né braccia, umane.

Forse la matematica, su cui l’intera scienza si fonda, potrebbe porre termine al problema della relatività.
In essa uno è uno. Uno più uno restituisce due.
All’interno delle sue leggi la perfezione non sfugge.
Apparentemente.
Che cos’è uno?
Un sasso? Una casa? Un uomo?
Un numero?
Il mondo reale è stracolmo di uno. Sembra un’infinita serie di uno, sempre più grandi e sempre più piccoli. Fino all’uno degli atomi, dei quark e di qualcosa che non sappiamo ancora definire.
Fino all’uno delle stelle, delle galassie, dell’universo. Ma l’universo è uno? Forse quello che vediamo in parte, che abbiamo in parte calcolato o intuito. Ma se esiste l’infinito? Si potrà mai avere una soluzione all’esistenza dell’infinito dal punto di vista di un essere umano finito?
Gli uno della realtà ricadono nella stessa indeterminatezza della perfezione e della verità.
Se anche ci si dovesse limitare all’uno intendendolo solo come numero, di cosa si sta parlando, esattamente?
Di una serie di fonemi e di un simbolo. Stabiliti per convenzione. Il simbolo rimane uguale ma pronunciato con nomi diversi a seconda delle lingue che lo leggono.
Finché quel numero uno non si concretizza ad indicare qualcosa nella realtà oggettiva il suo valore è astratto ed è uguale a quello di quadrato precedentemente espresso. Quale uno? Quale quadrato? Ma si può anche continuare con: quale uomo? Quale albero? E persino con: quale Terra? Quella vista dalla riva del mare osservando l’orizzonte? Quella vista da un satellite? Quella riprodotta su di un mappamondo? Nella realtà oggettiva sono tutte Terra e Terra come parola è un’insieme di tutte le Terra possibili, indefinita, come uno.
Con gli enti indefiniti: Terra, Uomo, Albero, Quadrato, Uno ci si può giocare mentalmente all’infinito, nella propria dimensione soggettiva, combinandoli e ricombinandoli in continue associazioni ma quando quelle associazioni si vogliono riproporre nella realtà oggettiva vengono filtrate dalla possibilità. Non tutte le associazioni si possono concretizzare, molte si concretizzeranno differentemente da come sono state pensate. Tutte queste possibilità implicano l’approssimazione: i quadrati diventeranno un quadrato esistente e oggettivo ma non ha senso parlare di quadrato perfetto. Di vero quadrato. Sarà solo il quadrato di chi l’ha riprodotto in quel modo, o di un gruppo che ha accettato quelle caratteristiche di riproduzione, o per assurdo dell’intera umanità in un certo periodo, che è comunque un gruppo, seppur vasto.

Accettando questo discorso la verità è solo relativa, nel contesto umano, e finché varrà l’indeterminatezza dell’infinito, inteso come significato e come esistenza concreta, ogni pretesa di verità assoluta rimarrà solo infinitamente relativa.
Si può solo limitare il campo della verità ad un certo ambito ma tenendo a mente che quell’ambito è stato stabilito come vero da un contesto umano specifico. Che ha usato certi mezzi, che aveva una certa cultura, una certa autorità, che viveva in un certo luogo, e così via.

Dopo aver detto tutto questo si può fare l’ultima considerazione: la verità, sempre relativa, si può tentare di approssimare ad un grado di accettabilità generale più ampio possibile.
Il metodo scientifico, che prevede l’indagine supportata da prove concrete di quello che si stava supponendo, ovvero trasformare le idee (soggettive, astratte e per certi versi perfette) in realtà oggettiva (quindi in perfezione approssimata), è un metodo fantastico, ma il più relativo di tutti proprio perché accetta la relatività del reale, per approssimare una verità.
L’esempio più utilizzato della storia degli esempi viene in aiuto: la Terra che ruota intorno al Sole e non viceversa. Oppure la Terra dalla forma di sferoide oblato e non piatta, o triangolare o chissà cosa.
Sono attualmente approssimazioni supportate da migliaia di prove concrete di una verità relativa. Relativa al fatto che il Sole non ruota intorno alla Terra e che la Terra non ha un aspetto piatto. Ma tutte queste approssimazioni sempre meno approssimate sono state possibili e lo sono ancora e lo saranno, attraverso alcuni mezzi accettati come veri, da persone che hanno compiuto certi studi accettati come veri, in situazioni di sperimentazione e osservazione accettate come vere.
Eccetera.
Cambiando le verità possono cambiare i risultati. Cambiando l’uomo potrebbero cambiare le verità. Accorgendosi, in un futuro indefinito, che può esistere un metodo migliore di quello attuale, storicizzato, per portare avanti alcuni tipi di ricerche. In questo nuovo modo potrebbero cambiare le concezioni di chi ruota intorno a cosa. Potrebbero esistere forme più articolate per spiegare quella della Terra, forme che attualmente non siamo in grado di vedere, né di intuire e quindi esprimere.

In conclusione, se tutto ciò viene nuovamente accettato, nella relatività del discorso che si è voluto portare avanti, appare che la verità assoluta non esiste per noi umani, è inutile pretenderla infantilmente dagli organi di informazione ma piuttosto bisogna ricercarla per approssimazione, arrivando ad una sintesi sempre più vicina ad un modello condivisibile, logicamente, da più parti. Sapendo bene che le altre posizioni intorno ad una determinata verità sono gravate da pregiudizi, tradizioni, tare culturali, mentali, logiche e via discorrendo.
La verità assoluta esiste anch’essa, è il termine di paragone per quella relativa, è la vetta sfuggente della montagna, irraggiungibile ma che ricorda a chiunque tenti l’impresa il fascino della sfida.
Esiste idealmente.
Il giorno che sarà raggiunta non sarà più l’uomo.
Sarà un uomo-altro di cui ora è possibile fantasticare solo ipotesi.
Solo idee.

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