Medio Trek:: anello da Erve per la cresta della Giumenta

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Considerazioni:: un tracciato perfetto per un allenamento completo da trekking.
Il tratto centrale, la Cresta della Giumenta, presenta qualche pezzo con catene ma nulla di veramente complicato. In inverno però, se c’è ghiaccio, le catene diventano le migliori amiche dell’uomo, e della donna. Soprattutto in discesa.

Dal paese di Erve si parte

percorso_ben_segnalatoRifugio-bivacco lungo il cammino

per giungere alla cima del Monte Magnodeno.
La macchina la si può lasciare in uno dei vari parcheggi a inizio paese, poi però bisogna cercare il negozio di alimentari, oltre un ponticello sul torrente Galaversa. Rispetto al negozio prendere la strada asfaltata che sale alla frazione Costalottiere. Volendo anche qui c’è posto per parcheggiare, ma partire da Erve fa più dislivello nel conteggio finale…
Da Costalottiere si può entrare a caso tra le viuzze puntando verso l’alto. Quando le case finiscono e inizia il bosco si trova anche un camminamento da seguire verso sinistra, uscendo dall’abitato prima o poi una freccia riporta il nome Magnodeno e il sentiero sale finalmente nel bosco.

Non c’è null’altro da fare che camminare e seguire l’evidentissima traccia.
Tenendo d’occhio le indicazioni pitturate sulle rocce, si arriva a delle frecce rosse che fanno deviare a destra rispetto la traiettoria principale. Seguendole si giunge ad un’area di caccia con vari roccoli sopra una dorsale. Qui si esce anche dal bosco e, alla propria destra, compare il Resegone con tutte le sue punte.
La croce del Magnodeno diventa visibile a nord, il sentiero rimane in campo aperto e alla fine si perviene al bivacco omonimo posto sulla vetta.

La cresta della giumenta

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalatoRifugio-bivacco lungo il cammino

è il tratto a metà tra il Monte Magnodeno e il Passo del Fo, dove si trova anche la capanna sociale Ghislandi (rifugio privato Cai di Calolziocorte).
Senza dubbio il pezzo forte di tutta l’escursione.
C’è anche la possibilità di percorrere una variante che taglia via la cresta passandoci sotto attraverso un sentiero comodo e senza troppi sbalzi. Ma in questa descrizione non viene preso in esame neanche di striscio.
Rispetto al bivacco Magnodeno bisogna puntare il Resegone e lasciarsi alle spalle la croce di vetta, si passa accanto alla piazzola d’atterraggio elicotteri e si scende per un breve tratto ripido con catena.
Ai primi cartelli segnavia si deve badare alla direzione per la Capanna Monzesi, si attraversa un boschetto di betulle e poi ad una fonte si tiene la sinistra per Cresta della Giumenta (a destra si imbocca la traversata bassa).
La cresta è composta da torrioncini di roccia, a volte attrezzati con catene. L’ultimo si può anche saltare e seguire una traccia che evita il pezzo più divertente dell’intera cresta. Ragion per cui non sembra molto sensato farlo.
Le difficoltà sono contenutissime, così come l’esposizione al vuoto.
Le uniche situazioni degne di nota sono alcune discese ripide e con detriti che potrebbero favorire dei voli leggendari e catastrofici. Però su tutte c’è sempre la catena a dare fiducia.
Usciti dall’ultimo torrione si percorre un tratto di bosco, si sorpassa la Capanna Ghislandi col suo tetto rosso e si seguono i segnavia per la Capanna Monzesi, vicinissima.

L’ultima tappa va dalla Capanna Monzesi ad Erve

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalato

passando per il sentiero Pra di Rat.
Anche in questo caso, ad un bivio, si potrebbe prendere la direzione Fonte San Carlo, ma il Pra di Rat è più ripido e coinvolgente, soprattutto per le ginocchia. E forse anche più diretto.
In pratica, dalla Capanna Monzesi si scende seguendo il sentiero per Erve.
Al bivio appena descritto si tiene la destra, e comunque Pra di Rat è segnalato chiaro da una freccia.
Si percorre un lungo tratto con lievi saliscendi, poi, d’improvviso, il sentiero va giù a capofitto, sdrucciolevole e irregolare. Le diramazioni sono molteplici ma qualunque si scelga di seguire alla fine ci si ricongiunge con l’altro percorso, quello proveniente dalla sorgente San Carlo.
Ormai fuori dal tratto ripido si guada il torrente Gallaversa in prossimità della località Gnétt, delle sue baite e di una fonte. Da qui, seguendo la strada-mulattiera, si scende docilmente ad Erve.

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