Impegnativo Trek:: Pizzo Rotondo e Cima del Vallone

Cima_del_Vallone-Valtellina-Orobie
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Considerazioni:: trekking di normale intensità fino al Pizzo Rotondo partendo da Madonna delle Nevi. Le difficoltà iniziano proseguendo per la Cima di Lemma Occidentale e percorrendo poi l’intera dorsale della Cima del Vallone in territorio Valtellinese.
Paesaggi stupendi e selvaggi, poco segnati dopo il Pizzo Rotondo ma senza troppe difficoltà di interpretazione.

Lasciata la macchina a Madonna delle Nevi,

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalatoPercorso che richiede doti di orientamento

una grande struttura in località Riva (Mezzoldo), chiamata rifugio e il cui nome è scritto sulla bianca facciata, si scende al fiume Brembo di Mezzoldo (qui poco più che un torrente) e lo si attraversa su di un ponticello.
Si segue la traccia tra i prati tenendo il fiume alla propria sinistra e lo si riattraversa facilmente avendolo ora alla propria destra.
Il percorso su sterrato inizia a salire divenendo poi un sentiero non evidentissimo contrassegnato dalle comuni strisce bianche e rosse.
Si incroceranno i classici cartelli del Cai ed alcuni più rustici, in legno, che riportano i nomi e le indicazioni per le casere. Del resto ci si trova proprio sul Sentiero delle Casere, il 111, che si inoltra nel bosco per uscirne in corrispondenza della casera Siltri, posta in una piccola radura.
Superati alcuni muretti a secco il percorso prosegue verso la baita di Cavizzola e l’omonimo laghetto ma è facile tagliare via una bella fetta di tracciato se si dispone di una cartina (come la Kompass delle Alpi Orobie Bergamasche) e si ha voglia di un pò di free-style. Superato un abbeveratoio, infatti, e volgendo lo sguardo a nord, sopra la propria testa, si può andare in linea retta verso la dorsale sommitale, incrociando quindi il sentiero 101 proveniente dal bivacco dal Passo San Marco.
Ovvio che si dovrà procedere fuori traccia, calpestando parecchi arbusti ma la direzione è evidente e facilmente percorribile con un pò di intuito.
Una volta sopra al 101, camminando a destra verso est si giunge infine alla Forcella Rossa, con tanto di targhetta riportante i 2055 mt di quota ed una madonnina a lato.

Dalla Forcella Rossa al Pizzo Rotondo

Percorso che richiede doti di orientamento

la direzione non è segnalata da frecce eppure è semplice imbroccarla. Difatti a destra della suddetta forcella c’è la cresta per la cima del Siltri, incombente; davanti al proprio naso il sentiero scende ben segnalato mentre in direzione opposta alla cresta del Siltri una traccia poco evidente sale in fretta sulla dorsale per la cima del Pizzo Rotondo, a 2237 mt.
La salita in vetta è ripida nell’ultimo tratto, su balze d’erba poco invitante, ma nulla di affatto complicato né esposto.

La Cima di Lemma Occidentale

Percorso che richiede doti di orientamento

la si può salire velocemente ma non è per così dire una passeggiata.
L’individuazione è immediata, trovandosi giusto a nord della meta appena raggiunta ma non va cercata sulla cartina Kompass perché questa non se la fila manco di striscio.
Si scende quindi dalla dorsale settentrionale del Pizzo Rotondo, per poi iniziare il breve ma tortuoso tratto di rocce che porta alla base della nuova vetta.
Per arrivarci, in vetta, bisogna salire uno stretto canale di roccia ed erba, aiutandosi con le mani ma senza passaggi complicati. Poco prima della cima conviene tagliare brevemente sulla destra ed evitare qualche tratto insidioso, proseguendo invece su facilissime roccette.
In alto si raggiunge quota 2266 mt. e come per il Pizzo Rotondo non c’è alcuna croce piantata nel terreno ma solo un minuscolo omino di pietra.

Il terzo obbiettivo della giornata

Percorso che richiede doti di orientamento

è posto anch’esso tutto a nord, in territorio valtellinese ed ancora una volta di facile individuazione.
La Cima del Vallone inizia infatti con una conformazione rocciosa che pare una doppia gobba di pietra da cammello, a capo di altre guglie arrotondate poste subito dietro ad esse.
La discesa dalla Cima di Lemma Occidentale è comodissima. Si percorre quindi un ampio tratto piuttosto in piano per iniziare poi ad inoltrarsi nelle prime rocce della sua cresta serpeggiante. Questo è anche un buon momento per riporre nello zaino le bacchette visto che dalla prima elevazione del Vallone in poi le mani libere tornano utili.
Anche in questo caso non vi sono tracce segnate se non dagli zoccoli degli ungulati. Se ungulati non si è basta seguire comunque ogni singolo saliscendi e provare piacere per quello che si sta facendo. Non è un percorso complicato ma tutto la gioia risiede nella capacità di interpretarlo e inventarselo, a volte acciuffando arbusti e rami, accanto alle placche più inclinate, oppure voltando le spalle a valle per discendere gradoni di rocce parecchio ripide.
A circa tre-quarti del percorso un canalino sulla sinistra permette una facile uscita ma per chi non ne abbia abbastanza si può giungere oltre l’ultima gobba e affrontare una discesa più inclinata, su erba, a cui prestare la dovuta concentrazione e tenuta muscolare.
Una volta ai piedi della cresta meglio traversarla alla base mantenendosi in quota, piuttosto che puntare completamente alla conca sottostante: si avrà meno dislivello risalendo in direzione sud, costeggiando alcuni muretti a secco, a delimitare il nulla, già visibili in precedenza dalla cima del Pizzo Rotondo.
Raggiunta la zona ovest del tratto pianeggiante tra la Cima di Lemma Occidentale e il Vallone c’è da prendere una decisione.
Continuando verso sud, e tornando parecchio ad est, si può puntare ad un gruppo di baite che si raggiungono camminando a vista per facili pendenze digradanti, tagliando invece subito verso il Monte Azzaredo si nota un ripidissimo canale da percorrere soltanto se davvero convinti.
Il canale in questione non invita molto, ricoperto da erba festuca e roccette a tratti lisce. E’ il solco palese di un qualche magro torrente che non costringe spesso all’uso delle mani ma di sicuro impegna a mantenere perfettamente l’equilibrio fino al fondo.
Giunti alla base si punta ad un largo spiazzo d’erba visibile già dall’alto del canale, verso ovest, costeggiando un corso d’acqua ben evidente e le baite segnalate in precedenza dall’altro lato della valle.
Arrivati allo spiazzo, guadando il torrente verso sinistra, parecchio prima di un’ultima baita in fondo, si trovano i bolli rossi e bianchi del 101.

Raggiungere il laghetto di Cavizzola

percorso_ben_segnalatoRifugio-bivacco lungo il cammino

dalla zona in cui si incrocia il 101 è un tragitto relativamente breve.
Arrivati al minuscolo specchio d’acqua i cartelli indicano la via del ritorno e il percorso giusto è quello che costeggia la sponda destra del laghetto.
In lontananza si scorge già la casera Siltri e completamente a valle il rifugio Madonna delle Nevi da cui si è giunti.

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