Duro Trek:: traversata Grignone da Rongio

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Considerazioni:: trekking lunghissimo, allucinogeno, in cui si attraversa completamente la seconda montagna più alta del lecchese e poi si gira intorno la sua base.
Ore e ore di cammino.
Ore e ore di paesaggi immensi, completamente differenti gli uni dagli altri, incombenti e meditativi, solitari o antropizzati.
Una di quelle esperienze per cui alla fine ci si ritrova parecchio diversi rispetto all’inizio, non solo nella qualità dei pensieri ma profondamente anche nel corpo.

Partenza da Rongio

una frazione di Mandello del Lario.
Per lasciare la macchina il parcheggio a lato del centro sportivo in via Segantini è il posto giusto.
Da lì si sale dentro il paese, puntando possibilmente in alto, verso le montagne. Si arriva ad una chiesetta (San Giacomo) e proseguendo si tiene alla sinistra un bar fino ad uno slargo dove in fondo sono piantati i cartelli segnavia metallici.
La direzione è rifugio Elisa, sentiero a sinistra dei cartelli.

La mulattiera per il rifugio Elisa

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalatoRifugio-bivacco lungo il cammino

è un percorso perfetto per iniziare una infinita giornata a piedi. All’inizio si cammina in piano per un lungo tratto nel bosco, così da riscaldare i muscoli e immedesimare la mente.
Poi la mulattiera inizia a mostrare la sua vera natura: ripida, piena di tornanti e con un sacco di scalini di pietra.
Si sorpassa la Grotta Dell’Acqua Bianca con una fonte a lato dell’ingresso e si continua senza sosta e senza pietà.
Quando il terreno sotto i piedi inizia a spianare per qualche tratto, girando la sguardo a nord-est si dovrebbe riuscire a scorgere il rifugio. Se c’è il Sole e qualche raggio lo intercetta è facile vederlo brillare come una torcia puntata negli occhi, per via dei suoi pannelli solari riflettenti agganciati al tetto.
Manca ancora un tocco bello di cammino ma di sicuro il peggio e il pessimo della prima tappa sono alle spalle.

Tra il rifugio Elisa e il bivacco Merlini

Percorso che richiede doti di orientamentoRifugio-bivacco lungo il cammino

c’è il tratto più potente di tutta l’escursione.
Una di quelle cose a metà tra il fantastico e il terribile. Ovvero, per dirla semplice, sublime.
La via da seguire è posta immediatamente all’arrivo del rifugio: sentiero 16, che, prendendolo, porta subito a sinistra dell’Elisa.
[ Dove invece c’è l’ingresso al rifugio, cioè la porta d’ingresso, si trova un altro segnavia per il Buco di Grigna, ma non è quella la direzione. Almeno non in questa descrizione. ]
Il sentiero 16 porta fuori dal bosco, dopo un brevissimo tratto su rocce con catena.
Si sorpassa una baita sulla destra e, poco dopo, ancora verso destra, c’è l’indicazione per la Via dei Chignoli (sentiero 16A).
L’inizio di una grande bellezza.

La partenza è ripida ma ormai ci si è abituati.
Il terreno è solo erba, in questo primo pezzo, e il percorso da seguire è una flebile linea tra i ciuffi. Nulla che non si riesca a indovinare e in ogni caso si sta percorrendo una dorsale immancabile, che ad un certo momento si restringe in una specie di strozzatura.
Superata anch’essa vi è un’ultima gobba erbosa, prima del muro di rocce a protezione della cresta sommitale del Grignone.
La strapiombante verticalità di pietra nuda che circonda il viandante è quasi una prova di forza psicologica della montagna nei confronti di chiunque la voglia attraversare.
Il tracciato piega naturalmente verso sinistra, inserendosi tra due placche gigantesche. Il terreno diventa cosparso di detriti e c’è subito un canale attrezzato con catena che si percorre tra centinaia di appigli.
Dopo il tratto roccioso il sentiero è mediamente ben segnalato, sia a terra sia con dei bolli rossi facilmente individuabili. La linea che si segue è un ricamo tra prati scoscesi e canali detritici da tagliare trasversalmente. Se innevati, alcuni diventano delicati come muoversi sul vetro.
Nulla per cui avvertire lo stomaco accartocciarsi ma personalmente non ho sempre seguito la traccia ufficiale per superarli, andandoli ad attaccare più in alto del sentiero.
Dopo un’ultima rampa, facile ma arrabbiata come le altre in precedenza, si giunge alla Bocchetta della Bassa, con a lato il bivacco Merlini, eternamente chiuso, e l’ultimo tratto in salita verso il rifugio Brioschi.

La vetta del Grignone

Rifugio-bivacco lungo il cammino

dalla Bocchetta è un lungo attimo.
Ormai i piedi stanno calpestando l’alta vie delle Grigne e le difficoltà, fino in cima, sono solo nella testa.

Per tornare si può riavvolgere il nastro e ripercorrere la via dei Chignoli al contrario oppure, arrivati sempre al bivacco Merlini, girare i tacchi verso il versante opposta alla salita e scendere dal sentiero estivo (nr.33). Una traccia autostradale, impressa nel terreno come un tatuaggio appena inchiostrato nella montagna che conduce con alcuni tratti ripidi al rifugio Antonietta al Pialeral.
Prima del rifugio si arriva ad uno spiazzo con uno scivolo. Volendo ci si può giocare ma poi bisogna scendere puntando al gruppetto di case visibili dall’alto. Si cammina su alcuni gradini fino ad imboccare la strada in cemento.

Dal Pialeral al Pian dei Resinelli

Acqua lungo il camminopercorso_ben_segnalatoRifugio-bivacco lungo il cammino

si giunge con la traversata bassa delle Grigne. Uno dei grandi classici delle montagne lecchesi.
Dal rifugio Antonietta si scende su strada in cemento fino all’altezza di un laghetto in zona Alpe Cova. Il laghetto rimane alla sinistra del camminatore e facendo vagare lo sguardo in giro si trova il cartello della traversata bassa, a indicare il Pian dei Resinelli.
Da qui si abbandona l’abitato e si entra in un bosco bello fitto e parecchio ombroso.
Il sentiero scende fino guadare il torrente Pioverna, dove è bene tenere gli occhi sull’attenti per intercettare il segno bianco e rosso dall’altra parte del guado.
Dopodiché nuova salita per recuperare tutti i metri di dislivello persi al torrente e poi tutto dritto fino all’azienda agricola del Pian delle Fontane.
Prima di giungervi, per ricaricare l’acqua e darsi una sciacquata fresca alle idee, si incrocia la località Sasso dell’Acqua, tutta riassunta in una piccola fonte a lato del tracciato.
Dal Pian delle Fontane a quello dei Resinelli la mente si può rilassare accarezzando i pendii erbosi alla base della Grignetta.
Si attraversa l’abitato, si passa a lato del rifugio Soldanella e il Forno della Grigna e si giunge al cospetto della chiesetta del Sacro Cuore e della piazza antistante.
Qui bisogna voltare a destra, passare dietro la chiesa e seguire la strada asfaltata che scende a valle.

L’ultimo tratto tra i Resinelli e Rongio

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si imbocca a lato del rifugio Alippi, una costruzione che non ha nulla della classica idea di rifugio ma dove si trova un palo con le indicazioni dei sentieri: verso destra c’è la salita al rifugio Rosalba, famoso come Michael Jackson negli anni ’80, mentre la direzione da seguire per tornare a casa è dritta verso la località Colonghei e Abbadia Lariana (sentiero 5).
Sotto le suole l’asfalto inizia a inframezzarsi allo sterrato e quando si arriva alle case dei Colonghei il sentiero successivo da percorrere diventa il n.12. Perfettamente visibile e immancabile.
In ogni caso, il segreto per non sbagliare strada è sempre quello di non prendere qualsiasi discesa a sinistra della traccia principale. Così fino a Rongio, che prima o poi finalmente viene segnalato.
Qui il sentiero 12 finisce tra case e mulattiere e ora si deve puntare per forza a valle, verso sinistra, tornando alla chiesetta.

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