Appunto#2: fakes

FakeNews_ColinPowell_Onu_2003

Per te le fake news non esistono.
Per te che, quando leggi una notizia, ti vai ad informare su chi l’ha scritta, attraverso quale canale l’ha messa in circolo, controlli quali sono i nomi che compongono il CDA dell’organo di informazione che la pubblica.
Non esistono le fake news nel tuo mondo perché sai già di essere propenso a dare ragione ad una certa corrente di pensiero, ad un certo notiziario o giornalista e quando senti una versione dei fatti dalle loro penne e dalle loro bocche ti preoccupi di andare ad ascoltare e leggere anche le bocche e le penne della campana avversa. Tentando di tenere a bada il tuo tifoso interiore, quella parte di te che vorrebbe sempre avere ragione e vincere sempre, anche a mani e piedi bassi.
Non ti possono fregare perché sai che la verità è sempre parziale
è sempre un’approssimazione
una ricostruzione di un avvenimento mediata da più parti spesso in conflitto e che in base a culture, credenze, pregiudizi, carichi psicologici, digestione lenta e litigi con la moglie prima di andare al lavoro, viene descritta con il carico di tutte queste tare addosso.
Distorsioni che non riguardano solo chi scrive ma anche chi legge, gravato in modo più o meno significativo dalle stesse tare.

No, per te le fake news non esisteranno mai, se capisci che la verità è un confronto e che quel confronto può essere lunghissimo.
La posizione più convincente che esce dal confronto NON è quella che ti lusinga maggiormente, è quella di chi fa i discorsi più sensati. Citando le fonti, dimostrando di averle lette, di non averle distorte, di sviluppare una comunicazione che favorisca quel confronto e non lo escluda: ad esempio costringendo il lettore ad uno stato di ipotetica ignoranza senza tentare di spiegare in modo più semplice, cioè divulgativo, ma avvitando il discorso su parole e concetti dichiarati solo per gli esperti. Chiunque essi siano e qualsiasi cosa quel nome voglia dire.
La posizione onesta, di chi si rifà agli esperti, dovrebbe essere quella di citare cosa il lettore dovrebbe conoscere per capire certi passaggi di un discorso: quali libri leggere, quali documentari guardare, a chi chiedere
le fonti.
Sempre quelle, insomma.

Non ti lasci ingannare facilmente perché sai bene che esiste sempre una reputazione e su internet quella reputazione può sempre essere testata e controllata. Se ti affidi maggiormente all’opinione di un certo giornalista terrai continuamente d’occhio che quello che scrive non abbia cedimenti, nel suo metodo di proporre un fatto o l’opinione stessa. Ti preoccuperai ogni volta di confrontarla
con chi ha un’idea contraria,
con chi sostiene si trattino di bufale
balle, panzane per panzoni, bugie e mistificazioni.
E da questo confronto affinerai meglio la forma della tua verità. La renderai via via più sottile ma più affilata, meglio costruita per sopportare le critiche avverse, quando sicuramente ci saranno, e tagliare l’eventuale malafede di chi le sostiene, queste critiche.
Chi ha una buona reputazione la vuole mantenere, ci tiene come il proprio tesoro più grande perché è vitale, collegata proprio alla personale sopravvivenza. Difficilmente chi si è dimostrato onesto negli anni a presentare le notizie ha delle distrazioni nel continuare a farlo.
Ma tu lettore non ti preoccupi, tanto non abbassi la guardia.
Sai qual’è il segreto per non farti raggirare.

Ah già, ovviamente.
Informarsi in questo modo richiede una cosa
una cosa che ormai hanno in pochi e su cui si trovano tutte le più stupide scuse e giustificazioni.
IL TEMPO.
Informarsi in questo modo richiede tempo.
La questione rimane sempre la stessa: tanto ma di qualità scadente o poco e di qualità pregiata?

FakeNews_ColinPowell_Onu_2003

Appunto#2: devo ricordarmi che una delle più grandi fake-news dell’era moderna è stata data a reti unificate il 5 febbraio 2003. Colin Powell dichiarò al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che l’Iraq stava portando avanti un grande programma di sviluppo di armi chimiche e batteriologiche.
Sotto al naso dei presenti agitò tra le dita una fialetta che, a suo dire, conteneva l’equivalente di un cucchiaino di antrace, dicendo:

[…] meno di un cucchiaino di antrace in polvere in una busta fece chiudere il Senato degli Stati Uniti nell’autunno del 2001. Molte centinaia di persone furono costrette a ricevere cure mediche di emergenza e due impiegati degli uffici postali furono uccisi solo a causa di questa quantità, più o meno, chiusa dentro una busta.

e continuò affermando che l’Iraq poteva produrre enorme quantità di antrace (venticinque mila litri).
Quindi, indirettamente fino a quel momento, collegava l’attentato al senato USA con l’Iraq.
Le prove che fornì Powell quel giorno, relative agli arsenali di armi chimiche in Iraq, si scoprirono essere false, per ammissione dello stesso Powell nel febbraio 2005 (che definì quel suo discorso una macchia nella sua carriera).
Nel 2008 l’FBI concluse le indagini sugli attentati all’antrace negli Stati Uniti, riconducendoli a Bruce Ivins, un microbiologo che lavorava per il governo USA e che si uccise prima che la notizia venisse diffusa pubblicamente.
Nel frattempo (20 marzo 2003) era iniziata l’invasione dell’Iraq a partire da quell’emotivo discorso di Powell al consiglio di sicurezza dell’ONU, con tutte le possibili conseguenze sui nuovi equilibri economici e politici mondiali.
Si, mi devo ricordare che le fake-news sono in massima parte una responsabilità del lettore.
Che sia io, tu, Colin Powell o mia nonna in carriola.
internet permette di confrontare immediatamente le news e dà una possibilità enorme di scovare palesemente le fakes: notizie e opinioni che si basano su quelle fonti fasulle.
Hai bisogno di tempo, però
hai bisogno di trovare un tuo metodo,
hai una responsabilità quando ti confronti con gli altri.

Suggerimenti:
Discorso integrale di Colin Powell del 5 febbraio 2003, tradotto in italiano su Peacelink
Video del discorso di Colin Powell all’Onu [min. 26.45 grande momento con la provetta di presunta antrace mostrata al pubblico in sala]
Bruce Edwards Ivins su Wikipedia
“Notizie false sulle armi in Iraq”, da Repubblica del 3 aprile 2004

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